Nell’opinione pubblica, si sente spesso il discorso per cui il dipendente pubblico non possa essere quasi mai rimosso dal posto di lavoro. Secondo questa vulgata, il posto di lavoro da dipendente pubblico sarebbe quasi intoccabile. Ma è proprio così? Non proprio.

Esiste il licenziamento anche per il dipendente pubblico, così come esiste anche un sistema di sanzioni. Vediamo di comprenderlo meglio.

Il quadro normativo è fornito dall’articolo 2119 del Codice Civile; l’articolo 3 della legge 604/66 prevede il licenziamento per giustificato motivo oggettivo; il decreto legislativo del 2001, infine, prevede anche le sanzioni disciplinari per il settore pubblico. Ai sensi dell’articolo 2119 del C.C. egli può anche essere licenziato per giusta causa.

Il lavoratore pubblico, quindi, rischia il licenziamento laddove venga meno ai principi fondamentali di lealtà e diligenza.

Ovviamente (e questo avviene anche nel settore privato) deve sussistere una certa proporzione fra il principio violato e l’entità della sanzione che viene erogata.

In ogni caso, la riforma Madia che si occupa di ‘sistemare’ la Pubblica Amministrazione, ha fra i suoi obbiettivi principali anche quello della lotta all’assenteismo ed ai furbetti del weekend, vale a dire i lavoratori pubblici che collezionavano assenze strategiche nel weekend o il lunedì.

Il decreto in questione ha pensato bene di elencare una serie di situazioni, il cosiddetto ‘decalogo’ che possono far scattare il licenziamento disciplinare per i dipendenti pubblici.

Cause di licenziamento disciplinare per dipendenti pubblici

Queste cause sono:

  • la falsa attestazione della presenza. Si tratta di una delle più note e preoccupanti piaghe del lavoro pubblico: sono i c.d. ‘furbetti del cartellino’, che timbrano il cartellino ma poi si recano altrove, o addirittura ad un secondo lavoro. Sono ricompresi anche coloro che inviano i certificati medici falsi per ottenere giorni di malattia. Il sistema di riforma pensato dal ministro Madia mira anche a modificare, sempre nell’ottica della lotta contro i finti malati e gli assenteisti, il sistema delle visite fiscali. Probabilmente si assisterà ad un allineamento degli orari delle visite nel settore pubblico e privato, e le visite verranno gestite dall’INPS.
  • Rifiuto ingiustificato di trasferimento, nei casi in cui il trasferimento è motivato da esigenze di lavoro e servizio.
  • Assenza ingiustificata per più di tre giorni in due anni, o sette giorni in dieci anni.
  • Presentazione di dichiarazioni e di documenti falsi quando si viene assunti, oppure quando si ottiene la promozione.
  • Comportamenti molesti, scorretti, lesivi e aggressivi quando si lavora.
  • Aver ricevuto una condanna penale definitiva (e quindi in ultimo grado) se è prevista per la medesima l’interdizione dai pubblici uffici.
  • Una valutazione negativa della performance lavorativa negli ultimi tre anni.
  • La violazione del codice di comportamento, purché si tratti di comportamento grave e reiterato.
  • Mancato esercizi dell’azione disciplinare per dolo o colpa grave (da parte del dirigente).
  • Rendimento scarso del dipendente, se lo stesso ha ricevuto la medesima sanzione nel biennio precedente.

n tutti questi casi, va ad aprirsi un procedimento disciplinare, che deve concludersi entro il termine di tre mesi (fino a prima, invece, il termine era di quattro mesi).

Licenziamento per inidoneità psicofisica

È prevista dall’articolo 55 octies del decreto legislativo 165/2001 la possibilità, per l’amministrazione, di licenziare il dipendente se egli abbia avuto una inidoneità permanente ed assoluta al lavoro.

Invece, laddove l’inidoneità sia non assoluta ma relativa, anche se permanente, bisogna che l’amministrazione cerchi di conservare il posto di lavoro, giungendo se necessario al demansionamento.

Licenziamento illegittimo

In caso di licenziamento illegittimo del dipendente pubblico, sussiste la responsabilità del dirigente pubblico di competenza. L’amministrazione infatti può anche chiamarlo in prima persona per ripagare il danno causato al lavoratore che è stato ingiustamente licenziato.