Per ‘silenzio della Pubblica Amministrazione’ si intende il comportamento omissivo dell’amministrazione medesima rispetto al suo dovere di emanare un atto, di provvedere, e di concludere il procedimento nei termini stabiliti.

Il silenzio della Pubblica Amministrazione, questo comportamento inerte, ha però un preciso significato giuridico di volta in volta, che la legge identifica in modi particolari.

L’ordinamento, quindi, ricollega un significato giuridico al silenzio dell’amministrazione, a seconda della situazione di cui trattasi.

Vediamo quindi quali sono i vari significati del silenzio dell’amministrazione, conferiti dalla legge di volta in volta in modo da attribuire valore giuridico anche all’inerzia.

Il silenzio assenso

Il primo tipo di silenzio che analizziamo è il silenzio assenso. Questo tipo di inerzia viene disciplinato dall’articolo 20 della legge 241/1990, così come modificato dall’articolo 3 del decreto legislativo 35/2005.

Tale norma ci informa che, nei procedimenti ad istanza di parte volti al rilascio di provvedimenti amministrativi, tranne alcuni che vedremo, se entro 30 giorni l’amministrazione non indice una conferenza di servizi ovvero se entro i termini previsti dalla legge sul Procedimento Amministrativo non nega il provvedimento, il silenzio della P.A. equivale all’accoglimento della domanda.

In questi casi, quindi, la legge attribuisce al silenzio dell’amministrazione un valore positivo, di accettazione dell’istanza fatta dalla controparte.

Per evitare problemi, la legge prevede che in alcuni casi anche laddove sussista il silenzio dell’amministrazione esso non debba essere qualificato come silenzio assenso. Per esempio, i procedimenti che riguardano il patrimonio culturale; ovvero, tutti i casi nei quali il silenzio debba essere inteso come silenzio rigetto.

Come strumento di ulteriore tutela della P.A., essa può anche annullare d’ufficio o revocare l’atto implicito, cioè il silenzio assenso.

Il silenzio rigetto

Il silenzio rigetto, detto anche silenzio diniego, si qualifica in pochi casi.

Sono i casi in cui all’inerzia della Pubblica Amministrazione la legge ricollega il diniego dell’istanza; si pensi per esempio al caso dell’autorizzazione richiesta dai dipendenti pubblici ai sensi dell’articolo 53 del decreto legislativo 165/2001. In questo caso decorso il termine dell’amministrazione per provvedere, l’autorizzazione si intende negata.

Inoltre il silenzio rigetto è un istituto del diritto amministrativo che viene in essere laddove la P.A. non si pronunci, entro il termine di 90 giorni, dopo un ricorso gerarchico.

Il silenzio rigetto dà la possibilità al ricorrente di ricorrere in sede giurisdizionale entro sessanta giorni dalla formazione dell’inerzia della P.A.

Il silenzio inadempimento

Ci sono invece dei casi nei quali la legge non si preoccupa di definire le conseguenze giuridiche del silenzio amministrativo.

In questi casi, dove la legge non attribuisce alcun significato al silenzio della P.A. o comunque nei casi dove il silenzio assenso, per disposizione legislativa, non trova applicazione (es. in materia di ambiente, patrimonio culturale, immigrazione, difesa, cittadinanza) l’inerzia dell’amministrazione acquista il significato di un inadempimento.

Questo è il motivo per cui colui che abbia richiesto all’amministrazione di adottare un provvedimento, una volta che i termini di legge siano decorsi inutilmente, può direttamente presentare ricorso al giudice amministrativo senza neppure dover diffidare l’amministrazione inadempiente. Il termine per proporre ricorso è di un anno, che decorre dalla scadenza della conclusione del procedimento.

Il silenzio devolutivo

Sia il silenzio devolutivo che quello facoltativo si applicano solo nell’ambito dei rapporti fra pubbliche amministrazioni (a differenza di quelli visti finora, che si applicano ai rapporti fra privati ed amministrazione).

Si parla di silenzio devolutivo in relazione al fatto che, in alcuni casi, il silenzio dell’amministrazione pubblica può fungere nel senso di attribuire competenza ad un’autorità diversa.

Quindi laddove l’amministrazione adita entro 90 giorni non abbia risposto l’istanza, il responsabile del procedimento sarà tenuto a rivolgersi ad un’altra amministrazione che sia equipollente a quella alla quale ha fatto richiesta. Un esempio tipico di questa situazione è quella degli istituti universitari, dotati di qualificazione e di capacità tecniche simili o identiche a quelle dell’istituto al quale è stata proposta istanza.

Silenzio facoltativo

Particolare forma di silenzio amministrativo nel caso in cui la decorreva del termine sia trascorsa senza che alcun parere sia stato comunicato all’amministrazione richiedente. Essa quindi può procedere anche senza la valutazione o parere dell’amministrazione al quale è stato richiesto.