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    Il Ponte di Calatrava e il Pifferaio magico

    di Robert Schülmers - pubblicato il 23/03/2015

    «Calatrava es un genio que nos ha costado mucho dinero». Queste parole dello scienziato valenziano Santiago Grisolía compendiano al meglio il senso delle oltre quattrocento pagine della sentenza che ha posto fine, almeno in primo grado, ad una annosa e complessa vicenda processuale che ha destato l’interesse di tutto il mondo.

    Una sentenza meticolosa e ben argomentata che aiuta a ricostruire e comprendere nel dettaglio la neppure...

    IL BLOG DI RESPAMM

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    La farsa semantica della Corte dei conti

    di Robert Schülmers - pubblicato il 23/03/2015 - Link

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    di Robert Schülmers - pubblicato il 16/03/2015 - Link

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    novità dalla giurisdizione  

    Reati contro la PA

    Sì al danno all'immagine solo per i delitti contro la pubblica amministrazione

    Sezioni Riunite in sede giurisdizionale, sent. n. 8 del 19/03/2015

    Come enunciato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 350 del 2010, nonché in successive ordinanze, l'art. 17, comma 30 ter, del decreto legge 1° luglio 2009, n. 78, va inteso nel senso che le Procure della Corte dei conti possono esercitare l'azione per il risarcimento del danno all'immagine solo per i delitti di cui al Capo I del Titolo II del Libro Secondo del codice penale. Tale principio costituisce, infatti, una scelta non arbitraria del legislatore finalizzata a circoscrivere i reati da cui può derivare il "vulnus" all'immagine della P.A., in relazione alla percezione esterna che si ha del modello di azione pubblica ispirato ai principi e ai canoni che trovano la loro tutela ultima nell'art. 97 della Costituzione, con la conseguenza che, fuori da tale ambito, ogni estensione dei casi previsti dalla normativa in rassegna appare arbitraria.

    Colpa o responsabilità medica

    Responsabilità medica: nessun nesso causale senza la probabilità prossima alla certezza

    Sezione giurisdizionale Lombardia, sent. n. 40 del 18/03/2015

    Per la valutazione della sussistenza del nesso causale fra evento dannoso e condotta antigiuridica nei casi di responsabilità medica assume rilevanza" l?alto o elevato grado di credibilità razionale" o "probabilità logica" ovvero, come richiamato dalla giurisprudenza penale, la "probabilità prossima alla certezza". Il nesso causale, in altri termini, sussiste qualora, a seguito di un giudizio condotto sulla base di una generalizzata regola di esperienza o di una legge scientifica universale o statistica emerga che, ipotizzandosi come realizzata dall'operatore sanitario la condotta doverosa impeditiva dell'evento, questo non si sarebbe verificato, ovvero si sarebbe verificato, ma in epoca significativamente posteriore o con minore intensità lesiva. Spetta all'organo giudicante fare applicazione di tale criterio al caso concreto, così che, esclusa l'interferenza di fattori alternativi, la pronuncia sarà di addebito ove, all'esito del ragionamento probatorio, risulti "processualmente certa" la conclusione che la condotta del medico sia stata condizione necessaria dell'evento lesivo con "alto o elevato grado di credibilità razionale o probabilità logica".

    Giurisdizione contabile

    C'è giurisdizione contabile se il progettista svolge, anche in via di mero fatto, le funzioni di direttore dei lavori

    Sezione giurisdizionale Veneto, sent. n. 34 del 17/03/2015

    Laddove un libero professionista svolga sia l'incarico di progettista sia quello di direttore dei lavori, anche se quest'ultima funzione risulti assolta "di fatto" e non in via esclusiva dal medesimo, sussiste la giurisdizione della Corte dei conti anche per i danni che possano trovare una loro causa in difetti di progettazione. Invero, nell'ipotesi in cui lo stesso professionista cumuli le funzioni di progettazione e direzione dei lavori, sussiste il rapporto di servizio con la pubblica amministrazione committente e la conseguente giurisdizione contabile, poiché il cumulo dei due incarichi professionali dà luogo ad una complessa attività professionale, nella quale la progettazione si pone come elemento prodromico della successiva attività di direzione dei lavori.

    Appalto di lavori e contratti pubblici

    Lavori pubblici: il termine di prescrizione decorre dalla data del collaudo salvo che la conoscenza del danno non sia anteriore

    Sezione giurisdizionale Veneto, sent. n. 34 del 17/03/2015

    In materia di appalti pubblici, di norma, il termine di prescrizione decorre dal collaudo finale (definitivo) che, definendo i rapporti di dare e avere fra appaltatore e P.A. rende le eventuali erogazioni degli acconti corrisposti in eccedenza, rispetto al saldo dovuto, spese indebite e, pertanto, dannose per l'Erario (cfr. Corte dei conti, Sez. 2^ Centr. di App., 24 settembre 2001, n. 316). Tuttavia, laddove, come nell'ipotesi di causa, non la conoscibilità ma addirittura la conoscenza dei fatti correlati all'asserito pregiudizio, da parte sia dell'Amministrazione sia del Procuratore regionale procedente, nei confronti del quale la prima è onerata di obblighi di denuncia, sia di gran lunga anteriore al certificato di collaudo, il termine di prescrizione decorre senz'altro da questo primo momento.

    Processo contabile

    Inammissibile l'eccezione d'incompetenza territoriale se sollevata per la prima volta in appello

    IIª Sezione giurisdizionale centrale d'appello, sent. n. 95 del 10/03/2015

    La regolamentazione del difetto di competenza inderogabile per territorio differisce da quella sulla giurisdizione, il cui difetto - ai sensi dell'art. 37 c.p.c. e salva la formazione del giudicato implicito - «è rilevato, anche d'ufficio, in qualunque stato e grado del processo». In sostanza, a norma dell'art. 38 comma 1 c.p.c., il rilievo officioso dell'incompetenza per territorio è ammesso solo entro la prima udienza di trattazione e, quindi, palesemente è precluso al giudice dell'appello. Dal che consegue che la parte può impugnare la decisione di primo grado per ragioni di incompetenza territoriale inderogabile solo ove l'incompetenza sia stata dalla stessa parte tempestivamente eccepita in primo grado; diversamente, incorre nella preclusione dettata dall'art. 345 comma 2 c.p.c., secondo cui nel giudizio d'appello «non possono proporsi nuove eccezioni, che non siano rilevabili anche d'ufficio»

    Mala gestio di una pubblica amministrazione

    L'ex Commissario di Governo per l'emergenza rifiuti in Campania, Bassolino, deve restituire € 3.200.000 allo Stato

    IIª Sezione giurisdizionale centrale d'appello, sent. n. 95 del 10/03/2015

    L'attività formativa ed informativa alla base del fallimentare progetto di Call Center Ambientale, utilizzato precipuamente per assorbire 100 lavoratori socialmente utili, esorbitava totalmente dalle funzioni commissariali del Commissario di Governo per l'emergenza rifiuti in Campania che, per la loro stessa natura 'straordinaria' erano pacificamente circoscritte al superamento dell'emergenza. Di conseguenza, la devianza dai (pur ampi) poteri emergenziali spettanti al Commissario, come pure la natura solitaria della scelta operata da quest'ultimo, che dava vita al progetto di Call Center Ambientale senza neppure consultarsi o cercare il supporto di altre istituzioni locali, determinano la dannosità della spesa sostenuta dal Commissario straordinario per la costituzione della società mista Protezione Ambiente e Natura (P.A.N.) s.p.a., cui venne affidata la realizzazione del Call Center Ambientale S.O.S. Ambiente, e fonda la responsabilità amministrativa del Commissario stesso in relazione all'indebito impiego di risorse pubbliche per finanziare iniziative del tutto estranee alla risoluzione di quella situazione emergenziale per cui le stesse erano state messe a sua disposizione.

    Reati contro la PA

    Sì al danno all'immagine solo per i delitti contro la pubblica amministrazione

    Sezioni Riunite in sede giurisdizionale, sent. n. 8 del 19/03/2015

    Come enunciato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 350 del 2010, nonché in successive ordinanze, l'art. 17, comma 30 ter, del decreto legge 1° luglio 2009, n. 78, va inteso nel senso che le Procure della Corte dei conti possono esercitare l'azione per il risarcimento del danno all'immagine solo per i delitti di cui al Capo I del Titolo II del Libro Secondo del codice penale. Tale principio costituisce, infatti, una scelta non arbitraria del legislatore finalizzata a circoscrivere i reati da cui può derivare il "vulnus" all'immagine della P.A., in relazione alla percezione esterna che si ha del modello di azione pubblica ispirato ai principi e ai canoni che trovano la loro tutela ultima nell'art. 97 della Costituzione, con la conseguenza che, fuori da tale ambito, ogni estensione dei casi previsti dalla normativa in rassegna appare arbitraria.

    Colpa o responsabilità medica

    Responsabilità medica: nessun nesso causale senza la probabilità prossima alla certezza

    Sezione giurisdizionale Lombardia, sent. n. 40 del 18/03/2015

    Per la valutazione della sussistenza del nesso causale fra evento dannoso e condotta antigiuridica nei casi di responsabilità medica assume rilevanza" l?alto o elevato grado di credibilità razionale" o "probabilità logica" ovvero, come richiamato dalla giurisprudenza penale, la "probabilità prossima alla certezza". Il nesso causale, in altri termini, sussiste qualora, a seguito di un giudizio condotto sulla base di una generalizzata regola di esperienza o di una legge scientifica universale o statistica emerga che, ipotizzandosi come realizzata dall'operatore sanitario la condotta doverosa impeditiva dell'evento, questo non si sarebbe verificato, ovvero si sarebbe verificato, ma in epoca significativamente posteriore o con minore intensità lesiva. Spetta all'organo giudicante fare applicazione di tale criterio al caso concreto, così che, esclusa l'interferenza di fattori alternativi, la pronuncia sarà di addebito ove, all'esito del ragionamento probatorio, risulti "processualmente certa" la conclusione che la condotta del medico sia stata condizione necessaria dell'evento lesivo con "alto o elevato grado di credibilità razionale o probabilità logica".

    Giurisdizione contabile

    C'è giurisdizione contabile se il progettista svolge, anche in via di mero fatto, le funzioni di direttore dei lavori

    Sezione giurisdizionale Veneto, sent. n. 34 del 17/03/2015

    Laddove un libero professionista svolga sia l'incarico di progettista sia quello di direttore dei lavori, anche se quest'ultima funzione risulti assolta "di fatto" e non in via esclusiva dal medesimo, sussiste la giurisdizione della Corte dei conti anche per i danni che possano trovare una loro causa in difetti di progettazione. Invero, nell'ipotesi in cui lo stesso professionista cumuli le funzioni di progettazione e direzione dei lavori, sussiste il rapporto di servizio con la pubblica amministrazione committente e la conseguente giurisdizione contabile, poiché il cumulo dei due incarichi professionali dà luogo ad una complessa attività professionale, nella quale la progettazione si pone come elemento prodromico della successiva attività di direzione dei lavori.

    Appalto di lavori e contratti pubblici

    Lavori pubblici: il termine di prescrizione decorre dalla data del collaudo salvo che la conoscenza del danno non sia anteriore

    Sezione giurisdizionale Veneto, sent. n. 34 del 17/03/2015

    In materia di appalti pubblici, di norma, il termine di prescrizione decorre dal collaudo finale (definitivo) che, definendo i rapporti di dare e avere fra appaltatore e P.A. rende le eventuali erogazioni degli acconti corrisposti in eccedenza, rispetto al saldo dovuto, spese indebite e, pertanto, dannose per l'Erario (cfr. Corte dei conti, Sez. 2^ Centr. di App., 24 settembre 2001, n. 316). Tuttavia, laddove, come nell'ipotesi di causa, non la conoscibilità ma addirittura la conoscenza dei fatti correlati all'asserito pregiudizio, da parte sia dell'Amministrazione sia del Procuratore regionale procedente, nei confronti del quale la prima è onerata di obblighi di denuncia, sia di gran lunga anteriore al certificato di collaudo, il termine di prescrizione decorre senz'altro da questo primo momento.

    Processo contabile

    Inammissibile l'eccezione d'incompetenza territoriale se sollevata per la prima volta in appello

    IIª Sezione giurisdizionale centrale d'appello, sent. n. 95 del 10/03/2015

    La regolamentazione del difetto di competenza inderogabile per territorio differisce da quella sulla giurisdizione, il cui difetto - ai sensi dell'art. 37 c.p.c. e salva la formazione del giudicato implicito - «è rilevato, anche d'ufficio, in qualunque stato e grado del processo». In sostanza, a norma dell'art. 38 comma 1 c.p.c., il rilievo officioso dell'incompetenza per territorio è ammesso solo entro la prima udienza di trattazione e, quindi, palesemente è precluso al giudice dell'appello. Dal che consegue che la parte può impugnare la decisione di primo grado per ragioni di incompetenza territoriale inderogabile solo ove l'incompetenza sia stata dalla stessa parte tempestivamente eccepita in primo grado; diversamente, incorre nella preclusione dettata dall'art. 345 comma 2 c.p.c., secondo cui nel giudizio d'appello «non possono proporsi nuove eccezioni, che non siano rilevabili anche d'ufficio»

    Mala gestio di una pubblica amministrazione

    L'ex Commissario di Governo per l'emergenza rifiuti in Campania, Bassolino, deve restituire € 3.200.000 allo Stato

    IIª Sezione giurisdizionale centrale d'appello, sent. n. 95 del 10/03/2015

    L'attività formativa ed informativa alla base del fallimentare progetto di Call Center Ambientale, utilizzato precipuamente per assorbire 100 lavoratori socialmente utili, esorbitava totalmente dalle funzioni commissariali del Commissario di Governo per l'emergenza rifiuti in Campania che, per la loro stessa natura 'straordinaria' erano pacificamente circoscritte al superamento dell'emergenza. Di conseguenza, la devianza dai (pur ampi) poteri emergenziali spettanti al Commissario, come pure la natura solitaria della scelta operata da quest'ultimo, che dava vita al progetto di Call Center Ambientale senza neppure consultarsi o cercare il supporto di altre istituzioni locali, determinano la dannosità della spesa sostenuta dal Commissario straordinario per la costituzione della società mista Protezione Ambiente e Natura (P.A.N.) s.p.a., cui venne affidata la realizzazione del Call Center Ambientale S.O.S. Ambiente, e fonda la responsabilità amministrativa del Commissario stesso in relazione all'indebito impiego di risorse pubbliche per finanziare iniziative del tutto estranee alla risoluzione di quella situazione emergenziale per cui le stesse erano state messe a sua disposizione.

    Reati contro la PA

    Sì al danno all'immagine solo per i delitti contro la pubblica amministrazione

    Sezioni Riunite in sede giurisdizionale, sent. n. 8 del 19/03/2015

    Come enunciato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 350 del 2010, nonché in successive ordinanze, l'art. 17, comma 30 ter, del decreto legge 1° luglio 2009, n. 78, va inteso nel senso che le Procure della Corte dei conti possono esercitare l'azione per il risarcimento del danno all'immagine solo per i delitti di cui al Capo I del Titolo II del Libro Secondo del codice penale. Tale principio costituisce, infatti, una scelta non arbitraria del legislatore finalizzata a circoscrivere i reati da cui può derivare il "vulnus" all'immagine della P.A., in relazione alla percezione esterna che si ha del modello di azione pubblica ispirato ai principi e ai canoni che trovano la loro tutela ultima nell'art. 97 della Costituzione, con la conseguenza che, fuori da tale ambito, ogni estensione dei casi previsti dalla normativa in rassegna appare arbitraria.

    Colpa o responsabilità medica

    Responsabilità medica: nessun nesso causale senza la probabilità prossima alla certezza

    Sezione giurisdizionale Lombardia, sent. n. 40 del 18/03/2015

    Per la valutazione della sussistenza del nesso causale fra evento dannoso e condotta antigiuridica nei casi di responsabilità medica assume rilevanza" l?alto o elevato grado di credibilità razionale" o "probabilità logica" ovvero, come richiamato dalla giurisprudenza penale, la "probabilità prossima alla certezza". Il nesso causale, in altri termini, sussiste qualora, a seguito di un giudizio condotto sulla base di una generalizzata regola di esperienza o di una legge scientifica universale o statistica emerga che, ipotizzandosi come realizzata dall'operatore sanitario la condotta doverosa impeditiva dell'evento, questo non si sarebbe verificato, ovvero si sarebbe verificato, ma in epoca significativamente posteriore o con minore intensità lesiva. Spetta all'organo giudicante fare applicazione di tale criterio al caso concreto, così che, esclusa l'interferenza di fattori alternativi, la pronuncia sarà di addebito ove, all'esito del ragionamento probatorio, risulti "processualmente certa" la conclusione che la condotta del medico sia stata condizione necessaria dell'evento lesivo con "alto o elevato grado di credibilità razionale o probabilità logica".

    Giurisdizione contabile

    C'è giurisdizione contabile se il progettista svolge, anche in via di mero fatto, le funzioni di direttore dei lavori

    Sezione giurisdizionale Veneto, sent. n. 34 del 17/03/2015

    Laddove un libero professionista svolga sia l'incarico di progettista sia quello di direttore dei lavori, anche se quest'ultima funzione risulti assolta "di fatto" e non in via esclusiva dal medesimo, sussiste la giurisdizione della Corte dei conti anche per i danni che possano trovare una loro causa in difetti di progettazione. Invero, nell'ipotesi in cui lo stesso professionista cumuli le funzioni di progettazione e direzione dei lavori, sussiste il rapporto di servizio con la pubblica amministrazione committente e la conseguente giurisdizione contabile, poiché il cumulo dei due incarichi professionali dà luogo ad una complessa attività professionale, nella quale la progettazione si pone come elemento prodromico della successiva attività di direzione dei lavori.

    Appalto di lavori e contratti pubblici

    Lavori pubblici: il termine di prescrizione decorre dalla data del collaudo salvo che la conoscenza del danno non sia anteriore

    Sezione giurisdizionale Veneto, sent. n. 34 del 17/03/2015

    In materia di appalti pubblici, di norma, il termine di prescrizione decorre dal collaudo finale (definitivo) che, definendo i rapporti di dare e avere fra appaltatore e P.A. rende le eventuali erogazioni degli acconti corrisposti in eccedenza, rispetto al saldo dovuto, spese indebite e, pertanto, dannose per l'Erario (cfr. Corte dei conti, Sez. 2^ Centr. di App., 24 settembre 2001, n. 316). Tuttavia, laddove, come nell'ipotesi di causa, non la conoscibilità ma addirittura la conoscenza dei fatti correlati all'asserito pregiudizio, da parte sia dell'Amministrazione sia del Procuratore regionale procedente, nei confronti del quale la prima è onerata di obblighi di denuncia, sia di gran lunga anteriore al certificato di collaudo, il termine di prescrizione decorre senz'altro da questo primo momento.

    Processo contabile

    Inammissibile l'eccezione d'incompetenza territoriale se sollevata per la prima volta in appello

    IIª Sezione giurisdizionale centrale d'appello, sent. n. 95 del 10/03/2015

    La regolamentazione del difetto di competenza inderogabile per territorio differisce da quella sulla giurisdizione, il cui difetto - ai sensi dell'art. 37 c.p.c. e salva la formazione del giudicato implicito - «è rilevato, anche d'ufficio, in qualunque stato e grado del processo». In sostanza, a norma dell'art. 38 comma 1 c.p.c., il rilievo officioso dell'incompetenza per territorio è ammesso solo entro la prima udienza di trattazione e, quindi, palesemente è precluso al giudice dell'appello. Dal che consegue che la parte può impugnare la decisione di primo grado per ragioni di incompetenza territoriale inderogabile solo ove l'incompetenza sia stata dalla stessa parte tempestivamente eccepita in primo grado; diversamente, incorre nella preclusione dettata dall'art. 345 comma 2 c.p.c., secondo cui nel giudizio d'appello «non possono proporsi nuove eccezioni, che non siano rilevabili anche d'ufficio»

    Mala gestio di una pubblica amministrazione

    L'ex Commissario di Governo per l'emergenza rifiuti in Campania, Bassolino, deve restituire € 3.200.000 allo Stato

    IIª Sezione giurisdizionale centrale d'appello, sent. n. 95 del 10/03/2015

    L'attività formativa ed informativa alla base del fallimentare progetto di Call Center Ambientale, utilizzato precipuamente per assorbire 100 lavoratori socialmente utili, esorbitava totalmente dalle funzioni commissariali del Commissario di Governo per l'emergenza rifiuti in Campania che, per la loro stessa natura 'straordinaria' erano pacificamente circoscritte al superamento dell'emergenza. Di conseguenza, la devianza dai (pur ampi) poteri emergenziali spettanti al Commissario, come pure la natura solitaria della scelta operata da quest'ultimo, che dava vita al progetto di Call Center Ambientale senza neppure consultarsi o cercare il supporto di altre istituzioni locali, determinano la dannosità della spesa sostenuta dal Commissario straordinario per la costituzione della società mista Protezione Ambiente e Natura (P.A.N.) s.p.a., cui venne affidata la realizzazione del Call Center Ambientale S.O.S. Ambiente, e fonda la responsabilità amministrativa del Commissario stesso in relazione all'indebito impiego di risorse pubbliche per finanziare iniziative del tutto estranee alla risoluzione di quella situazione emergenziale per cui le stesse erano state messe a sua disposizione.

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    novità dal controllo  

    organi di revisione

    Se l’organo di revisione del Comune nicchia troppo la parola passa alla Procura

    Sezione regionale di controllo per l'Abruzzo, delibera n. 27 del 09/03/2015

    Laddove l’Organo di revisione non ottemperi, a fronte di ripetuti inviti e diffide formulate dalla competente Sezione di controllo, all’invio del questionario relativo al rendiconto del Comune, non adempiendo pertanto all’obbligo fissato dal comma 166 dell’articolo unico della legge n. 266/2005, la Sezione, oltre a segnalare al Consiglio comunale del Comune de quo, per le valutazioni ed iniziative di competenza, l’inadempimento grave da parte dell’Organo di revisione, è tenuta altresì a trasmettere la propria deliberazione alla Procura regionale della Corte dei conti, per l’eventuale accertamento di profili di responsabilità amministrativa e danno erariale, nonché alla Procura della Repubblica presso il Tribunale territorialmente competente, ai fini della verifica di eventuali responsabilità per omissione di atti di ufficio, ai sensi dell’art. 328 c.p..

    atti di pianificazione

    Nessun incentivo ex art. 92, comma 6, d.lg. 163/06 se l’atto di pianificazione non è strettamente connesso alla realizzazione di un’opera pubblica

    Sezione regionale di controllo per la Toscana, delibera n. 12 del 05/03/2015

    Come affermato dalla Sezione delle autonomie con la deliberazione 4 aprile 2014, n. 7, resa su questione di massima, ai fini del riconoscimento dell’incentivo va considerato determinante non tanto il nomen juris attribuito all’atto di pianificazione, quanto il suo contenuto, che “deve risultare strettamente connesso alla realizzazione di un’opera pubblica”. Pertanto, ove tale presupposto non sia presente, non si può derogare al principio, fondamentale in materia di pubblico impiego, di onnicomprensività del trattamento economico riconosciuto al dipendente per le prestazioni rientranti nei propri doveri di ufficio. Peraltro, a decorrere dall’entrata in vigore (19 agosto 2014) degli artt. 13 e 13-bis del d.l. n. 90/2014 non è possibile riconoscere alcun incentivo per la redazione di atti di pianificazione, in virtù sia dell’abrogazione dell’art. 92, comma 6, del d.lgs. n. 163/2006, sia dell’assenza di tale attività tra quelle incentivate dalla nuova disciplina dell’art. 93 del d.lgs. n. 163/2006.

    assunzione di personale

    Ai consorzi di sviluppo industriale non si applica la speciale disciplina sulla mobilità del personale delle partecipate

    Sezione delle autonomie, delibera n. 9 del 05/03/2015

    Al personale dipendente dai consorzi, e segnatamente da quelli di sviluppo industriale, non si estende la disciplina recata dall’art. 1, commi 563-568, l. 27 dicembre 2013, n. 147, in materia di mobilità del personale dipendente da società controllate direttamente o indirettamente dalle pubbliche amministrazioni. Invero, attesa la presenza, nell’ordinamento (nazionale e comunitario), di diversi criteri di individuazione del c.d. settore pubblico allargato (perimetro che risulta mutevole nel tempo, come nel caso delle unità istituzionali inserite nell’elenco annuale predisposto dall’ISTAT), la scelta di estendere le misure di “pubblicizzazione” deve essere rimessa al prudente apprezzamento del legislatore con conseguente stretta interpretazione delle norme sulla mobilità del personale dipendente dalle società partecipate (e dalle aziende speciali) introdotte dalla legge di stabilità 2014.

    consulenze e incarichi esterni

    Per il conferimento di incarichi per studio, ricerca e consulenza è sempre necessaria una previa procedura di selezione del consulente esterno

    Sezione regionale di controllo per la Sardegna, delibera n. 26 del 03/03/2015

    Il monitoraggio effettuato sul conferimento degli incarichi esterni per studio, ricerca e consulenza – soggetti alla trasmissione alla Sezione di controllo se di importo superiore ai € 5.000 (ex art. 1, comma 173, della Legge n. 266/2005) – conferiti dagli Enti locali della Sardegna nell’anno 2013 hanno fatto emergere, tra le altre cose, (a) una sostanziale e generalizzata elusione dell’obbligo di pubblicazione degli incarichi sul sito web dell’amministrazione, imposto dall’art. 1, comma 54, della legge n. 244/2007; e (b) la pressoché costante violazione dell’obbligo di effettuare la prescritta procedura di selezione del consulente esterno, spesso motivata con il contemporaneo rispetto della normativa degli appalti. A tale ultimo proposito, non va confuso il piano applicativo dell’art. 7, comma 6, del d.lgs. 165/2001 - che impone la regola della procedura comparativa ogni qual volta si debba provvedere all’affidamento di un incarico di studio, ricerca e consulenza – con le previsioni, ad altro fine previste, del d.lgs. n. 163/2006 (Codice degli appalti e dei contratti). In realtà, le due discipline sono assolutamente autonome, nel senso che le fattispecie regolate dal codice degli appalti sono diverse e del tutto indipendenti, per presupposti e per profili esecutivi, dalle previsioni sul pubblico impiego, con la conseguenza che l’affidamento di un incarico, per il quale il codice degli appalti non richieda necessariamente lo svolgimento di una procedura di selezione, rimane in ogni caso soggetto all’obbligo di effettuare la selezione comparativa ai sensi della disciplina del pubblico impiego, qualora ricorrano autonomamente i presupposti di cui all’art. 7, comma 6, del d.lgs. n. 165/2001.

    dissesto finanziario

    Nella procedura di riequilibrio va ridotta la sola dotazione organica e non anche la spesa per personale a tempo determinato

    Sezione delle autonomie, delibera n. 8 del 03/03/2015

    Nella procedura di riequilibrio il rinvio operato dall’art. 243-bis, comma 8 lett. g) TUEL all’art. 259, comma 6, deve intendersi riferito alla sola riduzione della dotazione organica e non anche alla riduzione della spesa del personale a tempo determinato; misura, quest’ultima, che potrà essere adottata nel contesto degli interventi di cui all’art. 243-bis, comma 9 TUEL, ove necessaria al riequilibrio della parte corrente del bilancio. Invero, la rideterminazione della dotazione organica nei limiti e secondo i criteri dettati dall’art. 259, comma 6 del TUEL in materia di bilanci stabilmente riequilibrati, è misura che interviene su un elemento strutturale dell’equilibrio finanziario dell’ente e cioè sulla spesa per il personale che è una posta di bilancio tradizionalmente rigida e che deve essere ridotta per stabilizzare la dinamica entrate-uscite del bilancio dissestato. Viceversa l’altra misura contemplata nell’art. 259, comma 6, e cioè la riduzione della spesa del personale a tempo determinato, ha un’efficacia orientata alla stabilizzazione finanziaria incidendo immediatamente sui volumi di quelle specifiche uscite che, secondo la norma, devono essere dimezzate rispetto alla spesa media dell’ultimo triennio; ma è nettamente distinta dalla prima e non può ritenersi automaticamente operante insieme a quella, come attratta in un’unica “orbita” gestionale.

    indennità di funzione

    Possibile rideterminare in aumento l’indennità di funzione se questa era stata ridotta al di sotto dei limiti imposti dalla legge

    Sezione regionale di controllo per il Veneto, delibera n. 132 del 26/02/2015

    Appare ammissibile una rideterminazione in aumento delle indennità di funzione spettante agli amministratori degli enti locali in caso di precedenti riduzioni di importo superiore a quello fissato dal legislatore, fermo restando che le suddette indennità rimangono comunque fissate nella misura conseguente alla riduzione prevista dalla legge 266/2005 - rispetto all'ammontare dell'indennità risultante alla data del 30/9/2005 - spettanti alla data di entrata in vigore del decreto legge 112/2008, secondo gli orientamenti ribaditi dalla costante giurisprudenza contabile in sede consultiva.

    organi di revisione

    Se l’organo di revisione del Comune nicchia troppo la parola passa alla Procura

    Sezione regionale di controllo per l'Abruzzo, delibera n. 27 del 09/03/2015

    Laddove l’Organo di revisione non ottemperi, a fronte di ripetuti inviti e diffide formulate dalla competente Sezione di controllo, all’invio del questionario relativo al rendiconto del Comune, non adempiendo pertanto all’obbligo fissato dal comma 166 dell’articolo unico della legge n. 266/2005, la Sezione, oltre a segnalare al Consiglio comunale del Comune de quo, per le valutazioni ed iniziative di competenza, l’inadempimento grave da parte dell’Organo di revisione, è tenuta altresì a trasmettere la propria deliberazione alla Procura regionale della Corte dei conti, per l’eventuale accertamento di profili di responsabilità amministrativa e danno erariale, nonché alla Procura della Repubblica presso il Tribunale territorialmente competente, ai fini della verifica di eventuali responsabilità per omissione di atti di ufficio, ai sensi dell’art. 328 c.p..

    atti di pianificazione

    Nessun incentivo ex art. 92, comma 6, d.lg. 163/06 se l’atto di pianificazione non è strettamente connesso alla realizzazione di un’opera pubblica

    Sezione regionale di controllo per la Toscana, delibera n. 12 del 05/03/2015

    Come affermato dalla Sezione delle autonomie con la deliberazione 4 aprile 2014, n. 7, resa su questione di massima, ai fini del riconoscimento dell’incentivo va considerato determinante non tanto il nomen juris attribuito all’atto di pianificazione, quanto il suo contenuto, che “deve risultare strettamente connesso alla realizzazione di un’opera pubblica”. Pertanto, ove tale presupposto non sia presente, non si può derogare al principio, fondamentale in materia di pubblico impiego, di onnicomprensività del trattamento economico riconosciuto al dipendente per le prestazioni rientranti nei propri doveri di ufficio. Peraltro, a decorrere dall’entrata in vigore (19 agosto 2014) degli artt. 13 e 13-bis del d.l. n. 90/2014 non è possibile riconoscere alcun incentivo per la redazione di atti di pianificazione, in virtù sia dell’abrogazione dell’art. 92, comma 6, del d.lgs. n. 163/2006, sia dell’assenza di tale attività tra quelle incentivate dalla nuova disciplina dell’art. 93 del d.lgs. n. 163/2006.

    assunzione di personale

    Ai consorzi di sviluppo industriale non si applica la speciale disciplina sulla mobilità del personale delle partecipate

    Sezione delle autonomie, delibera n. 9 del 05/03/2015

    Al personale dipendente dai consorzi, e segnatamente da quelli di sviluppo industriale, non si estende la disciplina recata dall’art. 1, commi 563-568, l. 27 dicembre 2013, n. 147, in materia di mobilità del personale dipendente da società controllate direttamente o indirettamente dalle pubbliche amministrazioni. Invero, attesa la presenza, nell’ordinamento (nazionale e comunitario), di diversi criteri di individuazione del c.d. settore pubblico allargato (perimetro che risulta mutevole nel tempo, come nel caso delle unità istituzionali inserite nell’elenco annuale predisposto dall’ISTAT), la scelta di estendere le misure di “pubblicizzazione” deve essere rimessa al prudente apprezzamento del legislatore con conseguente stretta interpretazione delle norme sulla mobilità del personale dipendente dalle società partecipate (e dalle aziende speciali) introdotte dalla legge di stabilità 2014.

    consulenze e incarichi esterni

    Per il conferimento di incarichi per studio, ricerca e consulenza è sempre necessaria una previa procedura di selezione del consulente esterno

    Sezione regionale di controllo per la Sardegna, delibera n. 26 del 03/03/2015

    Il monitoraggio effettuato sul conferimento degli incarichi esterni per studio, ricerca e consulenza – soggetti alla trasmissione alla Sezione di controllo se di importo superiore ai € 5.000 (ex art. 1, comma 173, della Legge n. 266/2005) – conferiti dagli Enti locali della Sardegna nell’anno 2013 hanno fatto emergere, tra le altre cose, (a) una sostanziale e generalizzata elusione dell’obbligo di pubblicazione degli incarichi sul sito web dell’amministrazione, imposto dall’art. 1, comma 54, della legge n. 244/2007; e (b) la pressoché costante violazione dell’obbligo di effettuare la prescritta procedura di selezione del consulente esterno, spesso motivata con il contemporaneo rispetto della normativa degli appalti. A tale ultimo proposito, non va confuso il piano applicativo dell’art. 7, comma 6, del d.lgs. 165/2001 - che impone la regola della procedura comparativa ogni qual volta si debba provvedere all’affidamento di un incarico di studio, ricerca e consulenza – con le previsioni, ad altro fine previste, del d.lgs. n. 163/2006 (Codice degli appalti e dei contratti). In realtà, le due discipline sono assolutamente autonome, nel senso che le fattispecie regolate dal codice degli appalti sono diverse e del tutto indipendenti, per presupposti e per profili esecutivi, dalle previsioni sul pubblico impiego, con la conseguenza che l’affidamento di un incarico, per il quale il codice degli appalti non richieda necessariamente lo svolgimento di una procedura di selezione, rimane in ogni caso soggetto all’obbligo di effettuare la selezione comparativa ai sensi della disciplina del pubblico impiego, qualora ricorrano autonomamente i presupposti di cui all’art. 7, comma 6, del d.lgs. n. 165/2001.

    dissesto finanziario

    Nella procedura di riequilibrio va ridotta la sola dotazione organica e non anche la spesa per personale a tempo determinato

    Sezione delle autonomie, delibera n. 8 del 03/03/2015

    Nella procedura di riequilibrio il rinvio operato dall’art. 243-bis, comma 8 lett. g) TUEL all’art. 259, comma 6, deve intendersi riferito alla sola riduzione della dotazione organica e non anche alla riduzione della spesa del personale a tempo determinato; misura, quest’ultima, che potrà essere adottata nel contesto degli interventi di cui all’art. 243-bis, comma 9 TUEL, ove necessaria al riequilibrio della parte corrente del bilancio. Invero, la rideterminazione della dotazione organica nei limiti e secondo i criteri dettati dall’art. 259, comma 6 del TUEL in materia di bilanci stabilmente riequilibrati, è misura che interviene su un elemento strutturale dell’equilibrio finanziario dell’ente e cioè sulla spesa per il personale che è una posta di bilancio tradizionalmente rigida e che deve essere ridotta per stabilizzare la dinamica entrate-uscite del bilancio dissestato. Viceversa l’altra misura contemplata nell’art. 259, comma 6, e cioè la riduzione della spesa del personale a tempo determinato, ha un’efficacia orientata alla stabilizzazione finanziaria incidendo immediatamente sui volumi di quelle specifiche uscite che, secondo la norma, devono essere dimezzate rispetto alla spesa media dell’ultimo triennio; ma è nettamente distinta dalla prima e non può ritenersi automaticamente operante insieme a quella, come attratta in un’unica “orbita” gestionale.

    indennità di funzione

    Possibile rideterminare in aumento l’indennità di funzione se questa era stata ridotta al di sotto dei limiti imposti dalla legge

    Sezione regionale di controllo per il Veneto, delibera n. 132 del 26/02/2015

    Appare ammissibile una rideterminazione in aumento delle indennità di funzione spettante agli amministratori degli enti locali in caso di precedenti riduzioni di importo superiore a quello fissato dal legislatore, fermo restando che le suddette indennità rimangono comunque fissate nella misura conseguente alla riduzione prevista dalla legge 266/2005 - rispetto all'ammontare dell'indennità risultante alla data del 30/9/2005 - spettanti alla data di entrata in vigore del decreto legge 112/2008, secondo gli orientamenti ribaditi dalla costante giurisprudenza contabile in sede consultiva.

    organi di revisione

    Se l’organo di revisione del Comune nicchia troppo la parola passa alla Procura

    Sezione regionale di controllo per l'Abruzzo, delibera n. 27 del 09/03/2015

    Laddove l’Organo di revisione non ottemperi, a fronte di ripetuti inviti e diffide formulate dalla competente Sezione di controllo, all’invio del questionario relativo al rendiconto del Comune, non adempiendo pertanto all’obbligo fissato dal comma 166 dell’articolo unico della legge n. 266/2005, la Sezione, oltre a segnalare al Consiglio comunale del Comune de quo, per le valutazioni ed iniziative di competenza, l’inadempimento grave da parte dell’Organo di revisione, è tenuta altresì a trasmettere la propria deliberazione alla Procura regionale della Corte dei conti, per l’eventuale accertamento di profili di responsabilità amministrativa e danno erariale, nonché alla Procura della Repubblica presso il Tribunale territorialmente competente, ai fini della verifica di eventuali responsabilità per omissione di atti di ufficio, ai sensi dell’art. 328 c.p..

    atti di pianificazione

    Nessun incentivo ex art. 92, comma 6, d.lg. 163/06 se l’atto di pianificazione non è strettamente connesso alla realizzazione di un’opera pubblica

    Sezione regionale di controllo per la Toscana, delibera n. 12 del 05/03/2015

    Come affermato dalla Sezione delle autonomie con la deliberazione 4 aprile 2014, n. 7, resa su questione di massima, ai fini del riconoscimento dell’incentivo va considerato determinante non tanto il nomen juris attribuito all’atto di pianificazione, quanto il suo contenuto, che “deve risultare strettamente connesso alla realizzazione di un’opera pubblica”. Pertanto, ove tale presupposto non sia presente, non si può derogare al principio, fondamentale in materia di pubblico impiego, di onnicomprensività del trattamento economico riconosciuto al dipendente per le prestazioni rientranti nei propri doveri di ufficio. Peraltro, a decorrere dall’entrata in vigore (19 agosto 2014) degli artt. 13 e 13-bis del d.l. n. 90/2014 non è possibile riconoscere alcun incentivo per la redazione di atti di pianificazione, in virtù sia dell’abrogazione dell’art. 92, comma 6, del d.lgs. n. 163/2006, sia dell’assenza di tale attività tra quelle incentivate dalla nuova disciplina dell’art. 93 del d.lgs. n. 163/2006.

    assunzione di personale

    Ai consorzi di sviluppo industriale non si applica la speciale disciplina sulla mobilità del personale delle partecipate

    Sezione delle autonomie, delibera n. 9 del 05/03/2015

    Al personale dipendente dai consorzi, e segnatamente da quelli di sviluppo industriale, non si estende la disciplina recata dall’art. 1, commi 563-568, l. 27 dicembre 2013, n. 147, in materia di mobilità del personale dipendente da società controllate direttamente o indirettamente dalle pubbliche amministrazioni. Invero, attesa la presenza, nell’ordinamento (nazionale e comunitario), di diversi criteri di individuazione del c.d. settore pubblico allargato (perimetro che risulta mutevole nel tempo, come nel caso delle unità istituzionali inserite nell’elenco annuale predisposto dall’ISTAT), la scelta di estendere le misure di “pubblicizzazione” deve essere rimessa al prudente apprezzamento del legislatore con conseguente stretta interpretazione delle norme sulla mobilità del personale dipendente dalle società partecipate (e dalle aziende speciali) introdotte dalla legge di stabilità 2014.

    consulenze e incarichi esterni

    Per il conferimento di incarichi per studio, ricerca e consulenza è sempre necessaria una previa procedura di selezione del consulente esterno

    Sezione regionale di controllo per la Sardegna, delibera n. 26 del 03/03/2015

    Il monitoraggio effettuato sul conferimento degli incarichi esterni per studio, ricerca e consulenza – soggetti alla trasmissione alla Sezione di controllo se di importo superiore ai € 5.000 (ex art. 1, comma 173, della Legge n. 266/2005) – conferiti dagli Enti locali della Sardegna nell’anno 2013 hanno fatto emergere, tra le altre cose, (a) una sostanziale e generalizzata elusione dell’obbligo di pubblicazione degli incarichi sul sito web dell’amministrazione, imposto dall’art. 1, comma 54, della legge n. 244/2007; e (b) la pressoché costante violazione dell’obbligo di effettuare la prescritta procedura di selezione del consulente esterno, spesso motivata con il contemporaneo rispetto della normativa degli appalti. A tale ultimo proposito, non va confuso il piano applicativo dell’art. 7, comma 6, del d.lgs. 165/2001 - che impone la regola della procedura comparativa ogni qual volta si debba provvedere all’affidamento di un incarico di studio, ricerca e consulenza – con le previsioni, ad altro fine previste, del d.lgs. n. 163/2006 (Codice degli appalti e dei contratti). In realtà, le due discipline sono assolutamente autonome, nel senso che le fattispecie regolate dal codice degli appalti sono diverse e del tutto indipendenti, per presupposti e per profili esecutivi, dalle previsioni sul pubblico impiego, con la conseguenza che l’affidamento di un incarico, per il quale il codice degli appalti non richieda necessariamente lo svolgimento di una procedura di selezione, rimane in ogni caso soggetto all’obbligo di effettuare la selezione comparativa ai sensi della disciplina del pubblico impiego, qualora ricorrano autonomamente i presupposti di cui all’art. 7, comma 6, del d.lgs. n. 165/2001.

    dissesto finanziario

    Nella procedura di riequilibrio va ridotta la sola dotazione organica e non anche la spesa per personale a tempo determinato

    Sezione delle autonomie, delibera n. 8 del 03/03/2015

    Nella procedura di riequilibrio il rinvio operato dall’art. 243-bis, comma 8 lett. g) TUEL all’art. 259, comma 6, deve intendersi riferito alla sola riduzione della dotazione organica e non anche alla riduzione della spesa del personale a tempo determinato; misura, quest’ultima, che potrà essere adottata nel contesto degli interventi di cui all’art. 243-bis, comma 9 TUEL, ove necessaria al riequilibrio della parte corrente del bilancio. Invero, la rideterminazione della dotazione organica nei limiti e secondo i criteri dettati dall’art. 259, comma 6 del TUEL in materia di bilanci stabilmente riequilibrati, è misura che interviene su un elemento strutturale dell’equilibrio finanziario dell’ente e cioè sulla spesa per il personale che è una posta di bilancio tradizionalmente rigida e che deve essere ridotta per stabilizzare la dinamica entrate-uscite del bilancio dissestato. Viceversa l’altra misura contemplata nell’art. 259, comma 6, e cioè la riduzione della spesa del personale a tempo determinato, ha un’efficacia orientata alla stabilizzazione finanziaria incidendo immediatamente sui volumi di quelle specifiche uscite che, secondo la norma, devono essere dimezzate rispetto alla spesa media dell’ultimo triennio; ma è nettamente distinta dalla prima e non può ritenersi automaticamente operante insieme a quella, come attratta in un’unica “orbita” gestionale.

    indennità di funzione

    Possibile rideterminare in aumento l’indennità di funzione se questa era stata ridotta al di sotto dei limiti imposti dalla legge

    Sezione regionale di controllo per il Veneto, delibera n. 132 del 26/02/2015

    Appare ammissibile una rideterminazione in aumento delle indennità di funzione spettante agli amministratori degli enti locali in caso di precedenti riduzioni di importo superiore a quello fissato dal legislatore, fermo restando che le suddette indennità rimangono comunque fissate nella misura conseguente alla riduzione prevista dalla legge 266/2005 - rispetto all'ammontare dell'indennità risultante alla data del 30/9/2005 - spettanti alla data di entrata in vigore del decreto legge 112/2008, secondo gli orientamenti ribaditi dalla costante giurisprudenza contabile in sede consultiva.

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