giurisdizione contabile
Sì alla giurisdizione contabile se il costo societario cela una distribuzione occulta di utili [Iª Sez. giur. centrale d'appello, sent. n. 425 del 17/03/14]
I sindaci sono sicuramente soggetti alla giurisdizione della Corte dei conti in quanto il danno si ritiene realizzato nei confronti degli enti con cui sono in rapporto di servizio ed esso consiste nell'avere sostenuto - a mezzo di una occulta distribuzione di utili da parte della società di cui il Comune era proprietario e da essi propiziata e caldeggiata in favore di una manifestazione sportiva - spese non consentite in quanto in contrasto con le norme ed i limiti posti dal patto di stabilità. L'Amministratore delegato della società è anch'esso sottoposto alla giurisdizione della Corte dei conti in quanto, come si è dimostrato, stipulando il contratto e consentendo le relative spese, si è posto anch'egli in rapporto di servizio con i Comuni proprietari e ha concorso alla formazione del danno attingendo le somme dalla società di cui era amministratore a mezzo di un'occulta erogazione di utili al Comune - che era interessato all'erogazione - rendendo possibile il danno sia nei confronti della società - che per tale danno potrà adire il giudice civile - sia nei confronti del Comune per aver reso possibile il superamento dei predetti limiti propri dell’ente locale [Fattispecie in cui i sindaci di due Comuni, al fine di eludere le rispettive norme regolamentari in materia di contributi e statali in materia di limiti di spesa pubblica, utilizzavano una società interamente partecipata, ed attiva nel mercato energetico, per erogare contributi in favore di una manifestazione sportiva sotto le mentite spoglie di un costo societario per un contratto di sponsorizzazione, peraltro ad un prezzo esorbitante rispetto alla prassi societaria e al reale valore delle controprestazioni effettivamente rese].
responsabilità amministrativa in generale
L’esistenza di una polizza fideiussoria non fa venire meno l’attualità del danno [Sez. giur. Sardegna, sent. n. 56 del 18/03/14]
Il danno erariale deve ritenersi attuale fino a quando le somme indebitamente erogate non siano effettivamente recuperate. L’esistenza di una polizza fideiussoria non inibisce il potere del giudice contabile di pronunciarsi sul risarcimento, essendo l'azione di responsabilità amministrativo-contabile, posta a tutela dell'interesse generale alla conservazione ed alla corretta gestione dei beni e dei mezzi economici pubblici, di esclusiva titolarità del p.m. contabile e, per sua natura, indisponibile (Corte Conti, sez. I, 07 dicembre 2006, n. 251). D’altro canto, non si può sostenere che, allo stato, il danno erariale non sia più esistente o attuale: l’esborso delle ingenti somme c’è stato e l’inutilità della prestazione è ictu oculi evidente, mentre, invece, appare ancora incerto il procedimento di recupero delle somme. In ogni modo, l’eventuale recupero delle stesse, qualora determini la reintegrazione in tutto o in parte del danno pubblico qui azionato, potrà essere fatta valere dai convenuti in sede di esecuzione della presente sentenza.
responsabilità amministrativa in generale
L’omessa comunicazione della sopravvenuta perdita dei requisiti integra un occultamento doloso del danno [Sez. giur. Basilicata, sent. n. 20 del 21/03/14]
Va disattesa l’eccezione di prescrizione avanzata dalla difesa, contestando la tesi del P.M. che si verteva in ipotesi di doloso occultamento del danno. L’eccezione non merita accoglimento, in quanto l’omessa comunicazione da parte della convenuta, agli organi deputati all’erogazione del contributo, della circostanza che aveva cessato l’attività agricola, come risulta dalla richiesta di cancellazione all’INPS dalla sezione dei coltivatori diretti, perdendo quindi il requisito di piccolo imprenditore agricolo, necessario per continuare a fruire dei contributi, costituisce indubbiamente un’ipotesi di doloso occultamento del danno, che comporta lo spostamento della data di esordio della prescrizione quinquennale al momento della scoperta del danno stesso, ai sensi dell’art.1, comma 2, ultima parte, della l.n. 20/1994.
processo contabile
Se non è frutto di un controllo generalizzato è secondario il modo in cui il PR abbia appreso la notizia di danno [Sez. giur. Lazio, sent. n. 230 del 20/03/14]
L’istruttoria è da considerarsi avviata in modo legittimo allorché non sia figlia di un’attività di controllo generalizzato ma tragga la propria causa genetica in un fatto, in un comportamento, in un’azione portata a conoscenza dell’ufficio del Procuratore Regionale allorché abbia già sufficientemente delineati i propri caratteri di differenziazione rispetto ad altre notizie non altrettanto specifiche e, soprattutto, che abbia già emergenti e percepibili – ancorché solo a livello di ipotesi – possibili profili di danno alle pubbliche finanze. La oggettiva caratterizzazione della notizia relega, pertanto, ad un piano sicuramente secondario il modo o il mezzo con cui il Procuratore Regionale sia venuto a conoscenza dell’evento ritenuto dannoso, così da valutarsi come sostanzialmente indifferente la modalità di apprendimento in favore della più sostanziale centralità del contenuto della notitia damni nei suoi profili di prospettazione di una verosimile lesione materiale e di un apparente, idoneo elemento psicologico.
reati contro la pa
Il clamor dipende dalla intrinseca gravità della condotta e non si esaurisce in quello desumibile dagli organi di stampa [Sez. giur. Umbria, sent. n. 37 del 17/03/14]
Il danno all’immagine sfugge ad una precisa determinazione, di qui la giuridica necessità di determinare l’entità del risarcimento con esclusivo riferimento alla dimensione della perdita dell’immagine, quale individuabile in base ai criteri “oggettivi, soggettivi e sociali”, da tempo elaborati dalla giurisprudenza della Corte dei conti, piuttosto che con riferimento alle somme spese per tale ripristino, ovvero in base al solo “valore patrimoniale (della) utilità illecitamente percepita”, ex art. 1, comma 62, della l. n°190/2012, al quale ultimo può attribuirsi valore puramente orientativo, soprattutto quando il convenuto non ha percepito per sé – come nel caso – alcuna “utilità”, essendosi adoperato per favorire altri, mediante la sua condotta concussiva. Ciò premesso, quanto alla mancanza di diffusione giornalistica della vicenda e quindi di clamor, invece, deve dirsi che il clamor stesso dipende dalla intrinseca gravità ed offensività della condotta tenuta dal convenuto, piuttosto che dalla diffusione che della condotta medesima ne dà la stampa, la quale esprime semmai solo il grado di interesse e di controllo democratico da parte dell’opinione pubblica sulla vicenda. Da questo punto di vista, non è possibile escludere il clamor sia nella sua dimensione “interna”, propria all’ambiente dell’Amministrazione di appartenenza del convenuto, che nella sua dimensione “esterna”, tra i consociati, e segnatamente tra gli operatori di settore, interessati alle ispezioni del convenuto, oltre che negli ambienti giudiziari, dove è stato celebrato il processo penale. Del resto, il clamor non può dirsi neanche ancora del tutto esaurito, stante la “coda” processuale che la vicenda ha avuto innanzi a questa Corte (cfr., in termini, Sez. III^ Centr. App. n° 305/2010).
responsabilità amministrativa in generale
In caso di “mancata entrata” il danno è attuale solo se il credito diventa inesigibile [Sez. giur. Umbria, sent. n. 34 del 14/03/14]
Nei casi di “danno da mancata entrata”, infatti, ciò che attualizza il pregiudizio è la definitiva inesigibilità della prestazione, come solitamente avviene in ipotesi di prescrizione del relativo diritto, la quale segna in concreto la “deminutio patrimonii” che costituisce l’essenza del danno erariale. E ciò ben diversamente che per le fattispecie dannose da “spesa”, per le quali è la erogazione “sine causa” delle somme di danaro che attualizza il danno, ossia la “deminutio patrimonii”, nel quale esso si compendia, così da renderne giuridicamente necessario l’immediato accertamento e l’eventuale condanna al relativo risarcimento, senza neanche attendere l’esito degli eventuali recuperi intrapresi in sede amministrativa, da valutare semmai in sede di esecuzione della sentenza di condanna stessa.
contributi pubblici
Il rapporto di servizio sussiste anche in capo all’amministratore della società beneficiaria del contributo [Sez. giur. Puglia, sent. n. 259 del 12/03/14]
Il rapporto di servizio, con conseguente giurisdizione della Corte dei conti va riconosciuto non soltanto con riferimento all’ente percettore del contributo, ma altresì nei riguardi delle persone fisiche che, operando nell’ambito o per conto del percettore, abbiano avuto un coinvolgimento diretto nella vicenda alla base dell’indebita erogazione, a vario titolo, es. di socio, di amministratore, di dipendente, di soggetto terzo incaricato di attività prodromiche al conseguimento del contributo (S.U., sent. n. 5019/2010 cit.; C. conti Sez. giur. reg. Puglia 27.10.2011 n. 1202, Sez. Calabria 2.8.2010, n. 443, Sez. Abruzzo 20.4.2007 n. 430). Va quindi senz’altro riconosciuta la sussistenza di un rapporto di servizio, con conseguente giurisdizione della Corte dei conti, nei riguardi dell’impresa beneficiaria dei contributi pubblici nonché dell’altro convenuto che, nella veste di legale rappresentante e amministratore pro tempore della predetta società, ha concorso a porre in essere l’attività prodromica e strumentale all’erogazione del contributo (gestoria, amministrativa, documentale, certificativa, materiale) che, simulando la sussistenza delle condizioni previste per l’accesso al finanziamento, ha dato luogo al medesimo.
reati contro la pa
Il clamor fori non è una componente indispensabile del danno all’immagine, ma solo un’aggravante [Sez. giur. Piemonte, sent. n. 26 del 11/03/14]
La lesione dell’immagine pubblica, conseguente alla commissione di un reato contro la p.a., opera su un duplice piano, interno ed esterno: all’esterno, per la diminuita considerazione nell’opinione pubblica o in quei settori in cui l’amministrazione danneggiata precipuamente opera, e all’interno, per l’incidenza negativa sull’agire delle persone fisiche che compongono i propri organi. Ne consegue che, al fine di configurare la lesione dell’immagine, non è essenziale la presenza del c.d. clamor fori, ovvero la divulgazione della notizia del fatto a mezzo della stampa o di un pubblico dibattimento. Tali elementi vanno sì considerati, ma solo quali aggravanti. Il c.d. clamor, pertanto, può essere rappresentato anche dalla divulgazione all’interno dell’Amministrazione e dal coinvolgimento di soggetti ad essa estranei, senza alcuna diffusione nei mass media (cfr. Sez. II App. n. 662/2011) [Contra, di recente, Sezione giurisdizionale Veneto, sent. n. 25 del 2014].
giurisdizione contabile
L’appaltatore non entra in rapporto di servizio con l’Amministrazione [Sez. giur. Abruzzo, sent. n. 26 del 27/02/14]
Il contratto di appalto non vale ad integrare un “rapporto di servizio”, neppure nella sua più ampia accezione accolta dalla giurisprudenza della Suprema Corte e, quindi, non è sufficiente a radicare la giurisdizione di questa Corte dei conti. L’appaltatore, infatti, non può essere considerato beneficiario di fondi pubblici da “gestire” o “finalizzare”, cioè di fondi pubblici da impiegare nell'ambito di un “programma” di rilievo pubblicistico impostogli dall'amministrazione, secondo uno schema pubblicistico-contabile. Nella fattispecie si trattava di una società privata operante quale semplice aggiudicataria di una gara d'appalto per l'esecuzione di lavori commissionati dalla pubblica amministrazione e, quindi, di una impresa legata all'amministrazione non da un rapporto “di servizio” o “di gestione”, quanto da un singolo rapporto contrattuale di appalto, regolato dal diritto privato, nell'ambito del quale le controversie relative ai vizi dell'opera, ai danni conseguenti a condotte civilmente o penalmente illecite e in genere ad ogni inadempimento appartengono alla cognizione del Giudice ordinario.
appalto di lavori e contratti pubblici
L’attività professionale del direttore dei lavori richiede iniziative incisive ed efficaci nei confronti dell’esecutore [Sez. giur. Piemonte, sent. n. 29 del 12/03/14]
Merita rammentare che il direttore dei lavori presta per conto del committente un’opera professionale in esecuzione di un’obbligazione di mezzi e non di risultato, ma, essendo chiamato a svolgere la propria attività in situazioni involgenti l’impiego di particolari e peculiari competenze tecniche, deve utilizzare le proprie risorse intellettive ed operative per assicurare, relativamente all’intervento in corso di realizzazione, il risultato che il committente preponente si aspetta di conseguire; per questo motivo, la sua condotta complessiva deve essere apprezzata non con riferimento al normale concetto di diligenza, ma alla stregua della “diligentia quam in concreto”. Rientrano nelle obbligazioni contrattuali del direttore dei lavori, in particolare, secondo la consolidata giurisprudenza, anche della Suprema Corte (ex multis Corte di Cassazione, nr. 23350 del 2013, nr. 1218 del 2012, nr. 10728 del 2008), l’accertamento della conformità sia della progressiva realizzazione dell’opera appaltata al progetto, sia delle modalità dell’esecuzione di essa al capitolato e/o alle regole della tecnica, nonché l’adozione di tutti i necessari accorgimenti tecnici volti a garantire la realizzazione dell’opera senza difetti costruttivi.
responsabilità amministrativa in generale
L’incuria nella custodia delle chiavi di accesso al computer costa cara al dipendente [Sez. giur. Lazio, sent. n. 222 del 17/03/14]
Il dipendente dell’INPS che involontariamente consente ad altri di accedere alla propria postazione di lavoro per modificare illecitamente la posizione contributiva di soggetti terzi risponde del proprio comportamento omissivo, costituito dal non aver adottato quelle cautele adeguate a ridurre o eliminare il rischio di indebiti accessi, atteso che tale omissione costituisce, ad un tempo, entrambi gli elementi dell’illecito: quello soggettivo della colpa grave, in quanto comportamento lavorativo fortemente inadeguato rispetto al grado di diligenza richiesto nell’adempimento dell’obbligo contrattuale di leale collaborazione (per integrare l’omissione una “grave violazione dei doveri di ufficio”), e quello oggettivo, ponendosi essa come fattore determinante dell’indebito accesso di terzi alle pratiche informatiche, ed assorbendo integralmente il nesso causale con il danno.
giurisdizione contabile
La giurisdizione spetta alla Corte dei conti anche in ordine alle dichiarazioni di terzo ex art. 547 c.p.c [Sez. giur. Lazio, ord. n. 39 del 24/02/14]
Questa Sezione ritiene di conformarsi a quanto sostenuto delle Sezioni Riunite della Corte dei conti con la sentenza n. 24/1996/QM, che ha trovato largo seguito in numerose pronunce di merito, secondo il quale il terzo debitor debitoris può essere citato a comparire per rendere la dichiarazione di quantità dinanzi al giudice contabile, anziché al giudice ordinario territorialmente competente per l’esecuzione, in ragione del carattere necessariamente unitario del nuovo procedimento cautelare, che si svolge davanti alla Corte dei conti sulla base della previsione contenuta nell’art. 5, comma 2, Legge n.19/94, ed al fine di garantire il corretto esercizio delle funzioni requirenti della Procura Regionale, notoriamente non legittimata ad agire (o resistere) innanzi a giudici diversi da quello contabile.
mala gestio di una pubblica amministrazione
Nessun assistenzialismo pubblico in favore degli enti di formazione professionale [Sez. giur. Sicilia, sent. n. 401 del 14/03/14]
Non è affatto consentita, in base alla normativa sulla formazione professionale vigente nella Regione Siciliana, l’ammissione al finanziamento integrativo dei maggiori costi - a prescindere dalle causali che li hanno determinati – sostenuti dall’ente di formazione nell’ambito di un’attività autorizzata e dallo stesso ente di formazione richiesta ed accettata. In particolare, le integrazioni di finanziamento assentite al di fuori delle normali procedure previste dalla normativa di legge non si appalesano legittime neppure se con esse siano finanziate maggiori spese per i costi retributivi del personale asseritamente sostenute dagli enti di formazione. Di conseguenza, atteso che i finanziamenti integrativi costituiscono un esborso ingiustificato e, come tale, dannoso per l’Amministrazione che ne ha sopportato l’onere, sembra plausibile ritenere che la responsabilità per il mancato rispetto del principio di non incrementabilità del finanziamento gravi sugli organi competenti della Regione, che avrebbero dovuto vigilare in modo da evitare che tale principio fosse disatteso dagli enti di formazione.
spese illegittime o vietate dalla legge
Se manca un’idonea documentazione giustificativa le spese di rappresentanza del gruppo consiliare vanno risarcite [Sez. giur. Friuli-Venezia-Giulia, sent. n. 25 del 14/03/14]
La carenza di idonea documentazione giustificativa delle circostanze che hanno richiesto l’impiego del contributo destinato al gruppo consiliare per finalità di rappresentanza, se sul piano soggettivo vale a qualificare la condotta della convenuta come inadempiente all’obbligo di “dar conto” della gestione delle risorse della comunità amministrata, su quello oggettivo rende l’attività di spesa inutiliter data in quanto non univocamente riferibile all’interesse sotteso all’erogazione delle risorse pubbliche. Prive di causa e, dunque, fonte di danno per l’Ente erogatore, vanno ritenute le spese che formano oggetto di contestazione, dovendosi in questa sede ribadire come non solo la deviazione dalle finalità pubblicistiche proprie delle spese in questione, ma anche la loro omessa rendicontazione e la mancata indicazione delle circostanze in cui esse sono state sostenute siano idonee ad integrare altrettante violazioni, quanto meno gravemente colpose, delle regole di gestione di fondi pubblici da parte dei soggetti cui l’ordinamento conferisce la responsabilità delle somme a ciò destinate.
processo contabile
Davanti alla Corte dei conti non si può invocare il legittimo impedimento [Iª Sez. giur. centrale d'appello, sent. n. 106 del 21/01/14]
L'eccezione di nullità della sentenza per asserita violazione del diritto del convenuto a partecipare all'udienza di discussione ed ivi rendere spontanee dichiarazioni – lesione realizzatasi in seguito al diniego del rinvio dell’udienza richiesto per consentire al convenuto di partecipare ai lavori della Camera dei deputati – è priva di pregio. Invero, a prescindere dall'assenza di una qualsivoglia norma processuale civilistica e/o contabile vigente che, anche ai sensi del rinvio dinamico di cui all’articolo 26 del regolamento di procedura approvato con regio decreto numero 1038 del 1933, consenta e preveda la sussistenza di un diritto del convenuto a partecipare all'udienza dibattimentale di discussione, va ulteriormente precisato e ricordato che, nell'ambito della procedura dei giudizi innanzi alla Corte dei conti, non è previsto che il convenuto possa intervenire direttamente nel corso del dibattimento. La sua presenza in aula, infatti, è assicurata dalla partecipazione del/dei difensori costituiti, motivo per cui, in ogni caso, l'odierno appellante non avrebbe mai potuto rendere "spontanee dichiarazioni", così come richiesto dalla difesa del medesimo in primo grado.
sanità pubblica
La percezione di una borsa di studio non impedisce allo specializzando qualche lavoretto extra [Sez. giur. Lombardia, sent. n. 45 del 12/03/14]
Premesso che la direttiva n. 93/16/CEE, attuata con il D.Lgs n. 368/1999, prevede che i posti di formazione formino oggetto di un’adeguata rimunerazione in favore dei medici frequentanti, è del tutto evidente che “adeguata remunerazione” non significa “unica remunerazione”, e ciò perché essa inerisce solamente all’attività di formazione dei medici a tempo pieno, obbligati a frequentare i corsi secondo la tempistica per essi prevista. Ne deriva che al fine della corretta erogazione della borsa di studio rileva unicamente l’effettivo svolgimento del periodo di formazione, non sussistendo, pertanto, alcuno “sviamento” o deviazione della pubblica erogazione dalle finalità previste dalla legge laddove – come nel caso di specie - il convenuto abbia effettivamente svolto il periodo di formazione secondo modalità e tempi previsti per il corso pur percependo introiti ulteriori per attività occasionalmente rese al di fuori del corso [Idem Sez. Lombardia sentt. n. 42, 43 e 44/2014 e n. 47/2014.Contra, nel senso che la finalità “retributiva” della borsa di studio, basata su di una formazione “a tempo pieno”, renderebbe quest’ultima di per sé incompatibile con la percezione di altri redditi lavorativi, Sez. Lombardia n. 23/2014 e n. 7/2014; Sez. Liguria n. 254/2012 e n. 208/2013, con nota di Fernanda Fraioli, Brevi note a margine della sentenza n. 208 del 2 dicembre 2013 della Sezione Giurisdizionale per la Regione Liguria; Sez. Bolzano n. 24/2013].
reati contro la pa
Il risarcimento per danno all’immagine non è più limitato ai reati previsti dal capo I del titolo II del libro secondo del codice penale [Sez. giur. Lombardia, sent. n. 47 del 14/03/14]
L’art. 1, comma 62, della legge 190 del 6 novembre 2012, nell’inserire un comma 1-sexies all’art. 1 della Legge n. 20/94, ha stabilito che “Nel giudizio di responsabilità, l’entità del danno all’immagine della pubblica amministrazione derivante dalla commissione di un reato contro la stessa pubblica amministrazione accertato con sentenza passata in giudicato, si presume, salva prova contraria, pari al doppio della somma di denaro o del valore patrimoniale di altra utilità illecitamente percepita dal dipendente”. Ad avviso della Sezione, il mancato riferimento alla normazione vigente di cui all’art.17, comma 30-ter, per un verso, (il risarcimento del danno all’immagine ivi previsto è limitato “ai soli casi previsti dall’art. 7 della legge 27 marzo 2001, n. 97” e cioè, in buona sostanza, solo per uno dei reati contemplati nel capo I del titolo II del libro secondo del codice penale, accertato con sentenza irrevocabile di condanna) e la diversa innovativa locuzione adottata, per altro verso, inducono a ritenere che il quadro normativo di riferimento, in tema di risarcimento del danno all’immagine della P.A. nei giudizi di responsabilità presso questa Corte, sia sostanzialmente mutato.
giurisdizione contabile
La percezione illecita di contributi, anche in assenza di regolare domanda, integra un rapporto di servizio (di fatto) con l’Amministrazione [Sez. giur. Calabria, sent. n. 65 del 12/03/14]
Poco rileva che i convenuti non abbiano mai presentato una domanda, essendo sufficiente il fatto della percezione dei contributi e il successivo compimento di atti di disposizione degli stessi in maniera difforme alla previsione legislativa, che si sono tradotti in quella gestione – sia pure in via di fatto e non in base ad un titolo legittimo - di denaro pubblico, in cui la giurisprudenza ha individuato il presupposto dell’instaurazione di un rapporto funzionale con l’Amministrazione. Invero, come è stato giustamente osservato (Sez. Umbria n. 25/2013) la posizione di chi percepisce i contributi a seguito di presentazione di una domanda non è dissimile da chi lo faccia in carenza di tale elemento, differenziandosi sotto un mero profilo diacronico legato al tempo dell’insorgenza dell’impegno di osservare il vincolo di destinazione dei fondi, che nell’un caso si concretizza con la presentazione della domanda, nell’altro con la percezione dei contributi [Fattispecie in cui l’apporto causale dei convenuti era consistito nella messa a disposizione della loro identità e delle loro coordinate bancarie a disposizione degli ideatori ed esecutori di una truffa ai danni di AGEA, e cioè dei funzionari infedeli dell’Agea che avevano predisposto dei falsi elenchi cartacei. Contra, nel senso della insussistenza della giurisdizione contabile, v. Sez. giur. Sardegna, sent. n. 290/13]
responsabilità amministrativa per danno indiretto
Il danno indiretto diventa concreto ed attuale solo con il passaggio in giudicato della sentenza [Sez. giur. Sicilia, sent. n. 372 del 06/03/14]
Al riguardo, premesso che la prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere (articolo 2935 c.c.), va osservato che, in tema di danno indiretto, il pluriennale dibattito riguardante l’individuazione del fatto al quale ricondurre l’attribuzione al predetto danno dei caratteri di concretezza e attualità è recentemente approdato (Corte dei conti, Sezioni Riunite, sent. n. 14/2011/QM del 5 settembre 2011) alla conclusione secondo cui il danno indiretto diviene concreto e attuale con la “emissione del titolo di pagamento al terzo danneggiato”. Tale conclusione presuppone, tuttavia, come evidenziato con la stessa sentenza, il perfezionamento definitivo dell’obbligazione risarcitoria, che diviene concreta e attuale dal “momento del passaggio in giudicato della sentenza di condanna in favore del terzo danneggiato” (ibidem), sicché, nel caso di pagamento avvenuto per l’esecuzione della sentenza civile di primo grado, essendo questa provvisoriamente esecutiva (articolo 282 c.p.c.), il danno indiretto diviene concreto e attuale con il successivo passaggio in giudicato della pronuncia di condanna.
responsabilità amministrativa per danno indiretto
Grave se il chirurgo dimentica la garza nell’addome del paziente [Sez. giur. Sicilia, sent. n. 382 del 07/03/14]
La “dimenticanza” involontaria di strumenti di sala operatoria all’interno dell’addome di un paziente rivela indubbiamente una grossolana imperizia ed una macroscopica violazione di elementari regole comportamentali che il chirurgo è tenuto a rispettare nello svolgimento delle sua professione, con ciò incarnando innegabilmente quella colpa grave utile a realizzare un’ipotesi di responsabilità censurabile innanzi a questa Corte. Gli odierni convenuti, si sono chiaramente resi responsabili di un evento gravemente colposo e il grado della colpa è ancor più grave se si considera, che il quadro clinico che gli odierni convenuti avevano davanti, presentava tutte quelle caratteristiche (localizzazione dell’intervento in zona addominale, fisico corpulento della paziente, emorragia, inaspettata conversione di un intervento di laparoscopia in un intervento di chirurgia ordinaria) che avrebbero dovuto allertare i sanitari nello svolgimento delle operazioni di c.d. “conta” e far tenere agli stessi un grado di prudenza superiore alla media, onde evitare il peggio.


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Note a sentenza        archivio
Quantificazione del danno erariale e oneri riflessi
di Luigi D'Angelo
nota a Sezione giurisdizionale Veneto, sentenza n. 35 del 2014
Nuovi aspetti della problematica relativa alla liquidazione delle spese legali nei giudizi di responsabilità amministrativo-contabile
di Antonio Vetro
nota a Sezione giurisdizionale Toscana, sentenza n. 310 del 2013
Brevi note a margine della sentenza n. 208 del 2 dicembre 2013 della Sezione Giurisdizionale per la Regione Liguria
di Fernanda Fraioli
nota a Sezione giurisdizionale Liguria, sentenza n. 208 del 2013
“C’era una volta”... il danno erariale
di Luigi D'Angelo
nota a Iª Sezione giurisdizionale centrale d'appello, sentenza n. 580 del 2013
Condizioni e limiti del principio di continuità temporale nel procedimento di proroga delle indagini condotte dal p.m. contabile
di Robert Schülmers
nota a Iª Sezione giurisdizionale centrale d'appello, ordinanza n. 27 del 2013
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assunzione di personale - Sez. Lombardia del. n. 90 del 20/02/2014/PAR
Reintegro in servizio proposto dal Giudice del lavoro L'eventuale reintegro in servizio disposto dall'Ente locale, in adesione a quanto proposto dal Giudice del Lavoro in sede di tentativo obbligatorio di conciliazione, di un ex dipendente a tempo indeterminato, è da considerare nuova assunzione che deve sottostare alle regole generali che disciplinano la materia e, in particolare, a quelle finanziario contabili in materia di contenimento delle spese di personale.
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giovedì 24 aprile 2014
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