spese illegittime o vietate dalla legge
No a generiche autoattestazioni circa il legittimo impiego delle spese di rappresentanza [Sez. giur. Friuli-Venezia-Giulia, sent. n. 51 del 12/06/14]
Per quanto attiene alle “spese di rappresentanza” va confermata l’illiceità dei rimborsi conseguiti in assenza di elementi che consentano di riferire tali spese ad effettive necessità di rappresentanza del gruppo consiliare. In merito a tali esborsi va osservato come alla documentazione fiscale relativa a pranzi, cene e consumazioni effettuate presso bar, enoteche e gelaterie, non risulti allegata alcuna giustificazione comprovante gli eventi di carattere rappresentativo finalizzati a mantenere e ad accrescere il prestigio del gruppo consiliare verso l’esterno, anche in relazione alla presenza di personalità esponenziali di enti, istituzioni e associazioni pubbliche o private [Fattispecie in cui a supporto delle spese effettuate erano state rinvenute solamente autoattestazioni, fornite dallo stesso convenuto e ritenute prive di valore probatorio, e mere ricevute e scontrini fiscali che si presentano in forma anonima e privi di annotazioni relative a circostanze, motivi e persone coinvolte negli eventi di rappresentanza].
reati in genere commessi da pubblici dipendenti
Sì al danno all’immagine anche per reati comuni e sulla sola base dell’esercizio dell’azione penale [Iª Sez. giur. centrale d'appello, sent. n. 522 del 03/04/14]
Non sussiste alcuna preclusione per il pubblico ministero presso la Corte dei conti ad agire in giudizio per il risarcimento del danno all’immagine, discendente dalla commissione di reati comuni e non puntualmente dalla commissione specifica di delitti contro la pubblica amministrazione (delitti di cui agli articoli 314/360 c.p.). Invero, mentre le argomentazioni contenute nella sentenza della Corte Costituzionale n. 355/2010 non esplicano una piena efficacia erga omnes, il giudice rimane libero e conserva il suo potere-dovere di interpretare in piena autonomia la norma denunciata (anche in difformità dall’interpretazione fatta propria dalla Corte Costituzionale), sempre che, ovviamente, il risultato ermeneutico sia adeguato ai principi costituzionali. D’altra parte, mentre è vero che per i reati contro la pubblica amministrazione di cui al capo I del titolo II del Libro II del codice penale è richiesta la sentenza di condanna irrevocabile perché il P.M. possa attivarsi, tant'è che rimane sospeso il decorso della prescrizione, in tutti gli altri casi, attivabili, invece, ex art. 129 disp. att. c.p.p., l'informativa da parte del PM penale avviene all'atto dell'esercizio dell'azione penale stessa, per un qualsiasi reato, che abbia anche cagionato un danno per l'Erario (compreso un danno all’immagine) e, quindi, anche l'azione del Procuratore Regionale può essere esercitata ancor prima dell'intervenuta sentenza irrevocabile di condanna, non essendovi, in questo caso, nemmeno una sospensione della prescrizione.
responsabilità ex legge pinto
All’azione di responsabilità non si applica la decadenza annuale per la rivalsa sui magistrati [Sez. giur. Sicilia, sent. n. 560 del 17/04/14]
In considerazione della diversità di natura giuridica e di presupposti tra l’azione di rivalsa che spetta allo Stato ai sensi della legge n. 117/88 e l’azione di responsabilità del PM contabile, che a questi compete a seguito di attivazione dei rimedi della cd. Legge Pinto, tale ultima azione resta senz’altro assoggettata al termine di prescrizione quinquennale, in via generale previsto dalla legge n.20/94 per l’azione di responsabilità amministrativo-contabile. Invero il termine di cui all’art. 7 della legge n. 117/88 - poiché è riferito ad una vera e propria azione di rivalsa che presuppone il previo svolgimento di un giudizio a cognizione piena - non può essere esteso alla diversa “eventuale” azione del PM contabile che riceve la comunicazione del decreto di accoglimento della domanda di equa riparazione ai sensi dell’art. 5 della legge n.89/2001: a fronte di un danno all’erario desumibile dal decreto di accoglimento della domanda di equa riparazione, la Procura della Corte dei conti, diversamente da quanto accade nelle ordinarie azioni di regresso o di rivalsa, deve compiere un’autonoma e del tutto nuova istruttoria, non solo sul peculiare profilo dell’accertamento della violazione degli obblighi di servizio, ma anche sulla sussistenza del nesso di causalità tra il danno e il comportamento del magistrato o del suo ausiliare, nonché sul dolo o sulla colpa grave dello stesso.
responsabilità amministrativa per danno indiretto
Il dirigente risponde dell’inerzia serbata nell’attuare la nuova pianta organica delle farmacie [Sez. giur. Sicilia, sent. n. 714 del 05/06/14]
E’ fondata la pretesa azionata dal Pubblico Ministero concernente un’ipotesi di danno erariale indiretto, asseritamente patito dalla Regione Siciliana e connesso all’esborso sostenuto dall’Amministrazione condannata dal G.A. a risarcire i danni patiti da un farmacista a causa dal ritardo con il quale è stato liberato l’ambito territoriale della sede farmaceutica assegnatagli in esito al pertinente concorso, ambito nel quale era ubicato un esercizio farmaceutico decentrato in altra zona. Di tale danno deve essere chiamato a rispondere il dirigente coordinatore del gruppo farmacie dell’Assessorato Sanità, al quale è stata imputata una condotta gravemente colposa consistente nell’aver ritardato l’attuazione della nuova pianta organica delle farmacie del Comune di Palermo non intraprendendo quelle iniziative che avrebbero consentito al ricorrente di esercitare l’attività farmaceutica nell’ambito territoriale assegnatogli senza subire la concorrenza di altra farmacia decentrata in altra zona.
giurisdizione contabile
Rientra nella giurisdizione contabile la gestione del servizio di biglietteria dei beni culturali [Sez. giur. Sicilia, sent. n. 596 del 06/05/14]
La legge 25 marzo 1997, n. 78, nel sopprimere la tassa d'ingresso per l'accesso a monumenti, musei, gallerie e scavi di antichità dello Stato, prevista dal regio decreto 11 giugno 1885, n. 3191, stabili che tale accesso fosse consentito dietro pagamento di un biglietto e che gli introiti derivanti dalla vendita dei biglietti d'ingresso fossero destinati a specifiche finalità pubblicistiche. Inoltre, con decreto del Ministro dei beni culturali 11 dicembre 1997 n. 507, vennero ulteriormente precisati i criteri per la determinazione del prezzo dei biglietti di accesso, per l’emissione, la distribuzione, la vendita e la verifica dei biglietti, prevedendo che l’eventuale gestore privato trattenesse per sé esclusivamente l’aggio remunerativo degli oneri di riscossione. L’anzidetta normativa evidenzia, pertanto, che il gestore agisce in nome e per conto della pubblica amministrazione, titolare del denaro riscosso; che la determinazione del prezzo del biglietto (tariffa) soggiace ad una disciplina pubblicistica e che gli introiti sono acquisiti con vincolo di specifica destinazione (vedasi anche il D. Lgs. n. 42/2004, art. 115).
processo contabile
Il giudice contabile non può disporre la compensazione delle spese del giudizio [Sez. giur. Sicilia, sent. n. 622 del 09/05/14]
All’assoluzione segue necessariamente la statuizione sul rimborso delle spese legali a favore del convenuto, atteso che l’articolo 3, comma 2-bis del decreto-legge 23 ottobre 1996, n. 543 s.m.i. (secondo cui, in caso di definitivo proscioglimento ai sensi di quanto previsto dal comma 1 dell'articolo 1 della legge n. 20 del 1994, le spese legali sostenute dai soggetti sottoposti al giudizio della Corte dei conti sono rimborsate dall’amministrazione di appartenenza) è stato autenticamente interpretato dall’articolo 10-bis, comma 10, del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203 s.m.i., il quale ha affermato che le sue disposizioni si interpretano nel senso che il giudice contabile, in caso di proscioglimento nel merito e con la sentenza che definisce il giudizio, ai sensi e con le modalità di cui all'articolo 91 del codice di procedura civile, non può disporre la compensazione delle spese del giudizio e liquida l'ammontare degli onorari e diritti spettanti alla difesa del prosciolto, fermo restando il parere di congruità dell'Avvocatura dello Stato da esprimere sulle richieste di rimborso avanzate all'amministrazione di appartenenza.
reati contro la pa
Sì al danno all’immagine anche per i delitti tentati [Iª Sez. giur. centrale d'appello, sent. n. 641 del 09/05/14]
Le fattispecie tentate non costituiscono un minus rispetto alle fattispecie consumate, bensì sono reati perfetti in cui la proibizione dei fatti descritti nelle norme incriminatrici di parte speciale viene estesa, in funzione anticipatoria rispetto alla consumazione, dalla norma di parte generale recata dall’art. 56 c.p.. Di conseguenza, stante la stretta correlazione esistente tra il delitto tentato e il delitto consumato anche alla luce dell’identità del bene giuridico tutelato dalla norma, si può concludere che l’identità di trattamento tra le due figure di reato – operante anche in campo penale in riferimento ad alcuni istituti sostanziali e processuali – non può che valere anche nell’ambito della responsabilità amministrativa per danno all’immagine di cui all’art. 17, comma 30 ter, del D.L. n. 78/2009.
responsabilità amministrativa in generale
Agevola la truffa del funzionario infedele chi omette di controllare la formazione dei mandati e i titoli di spesa [Sez. giur. Sicilia, sent. n. 645 del 15/05/14]
Concorrono a titolo di colpa grave nella causazione del danno ascrivibile al funzionario infedele - che dirottava somme di danaro destinate al pagamento di crediti sul proprio conto corrente - il funzionario che fornisce al suo sottoposto le credenziali necessarie al caricamento dei dati e la password, indispensabile per apporre la firma certificata sui mandati informatici, nonché i funzionari della ragioneria che omettono di controllare la esattezza e correttezza dei dati del mandato, attraverso il confronto con le scritture allegate al titolo di spesa. Invero, atteso il particolare meccanismo di liquidazione dei mandati informatici la truffa non si sarebbe potuta verificare qualora gli altri soggetti coinvolti avessero esercitato le funzioni loro assegnate con la doverosa solerzia ed attenzione.
reati in genere commessi da pubblici dipendenti
Il danno all’immagine è risarcibile solo nei casi espressamente previsti dalla legge [Sez. giur. Sicilia, sent. n. 654 del 20/05/14]
Pur consapevole dell’esistenza di un diverso orientamento giurisprudenziale di talune Sezioni della Corte conti, tra cui la Terza Sezione centrale di Appello (sentenza n. 286/2012) e la Prima Sezione centrale di Appello (sentenze n. 809/2012 e n. 522/2014), la Sezione – aderendo all’interpretazione offerta dalla sentenza n. 355/2010 della Corte costituzionale – è dell’avviso che l’art. 17, comma 30-ter, del decreto legge n. 78 del 2009 abbia delimitato, sul piano oggettivo, gli ambiti di rilevanza del giudizio di responsabilità, ammettendo la risarcibilità del danno per lesione dell'immagine dell'amministrazione soltanto in presenza di un fatto che integri gli estremi di una particolare categoria di delitti (reati contro la p.a. previsti dal codice penale) e che la scelta di non estendere l'azione risarcitoria anche in presenza di condotte non costituenti reato, ovvero costituenti un reato diverso da quelli espressamente previsti, può essere considerata non manifestamente irragionevole.
giurisdizione contabile
Sì alla giurisdizione contabile se il costo societario cela una distribuzione occulta di utili [Iª Sez. giur. centrale d'appello, sent. n. 425 del 17/03/14]
I sindaci sono sicuramente soggetti alla giurisdizione della Corte dei conti in quanto il danno si ritiene realizzato nei confronti degli enti con cui sono in rapporto di servizio ed esso consiste nell'avere sostenuto - a mezzo di una occulta distribuzione di utili da parte della società di cui il Comune era proprietario e da essi propiziata e caldeggiata in favore di una manifestazione sportiva - spese non consentite in quanto in contrasto con le norme ed i limiti posti dal patto di stabilità. L'Amministratore delegato della società è anch'esso sottoposto alla giurisdizione della Corte dei conti in quanto, come si è dimostrato, stipulando il contratto e consentendo le relative spese, si è posto anch'egli in rapporto di servizio con i Comuni proprietari e ha concorso alla formazione del danno attingendo le somme dalla società di cui era amministratore a mezzo di un'occulta erogazione di utili al Comune - che era interessato all'erogazione - rendendo possibile il danno sia nei confronti della società - che per tale danno potrà adire il giudice civile - sia nei confronti del Comune per aver reso possibile il superamento dei predetti limiti propri dell’ente locale [Fattispecie in cui i sindaci di due Comuni, al fine di eludere le rispettive norme regolamentari in materia di contributi e statali in materia di limiti di spesa pubblica, utilizzavano una società interamente partecipata, ed attiva nel mercato energetico, per erogare contributi in favore di una manifestazione sportiva sotto le mentite spoglie di un costo societario per un contratto di sponsorizzazione, peraltro ad un prezzo esorbitante rispetto alla prassi societaria e al reale valore delle controprestazioni effettivamente rese].
responsabilità amministrativa in generale
L’esistenza di una polizza fideiussoria non fa venire meno l’attualità del danno [Sez. giur. Sardegna, sent. n. 56 del 18/03/14]
Il danno erariale deve ritenersi attuale fino a quando le somme indebitamente erogate non siano effettivamente recuperate. L’esistenza di una polizza fideiussoria non inibisce il potere del giudice contabile di pronunciarsi sul risarcimento, essendo l'azione di responsabilità amministrativo-contabile, posta a tutela dell'interesse generale alla conservazione ed alla corretta gestione dei beni e dei mezzi economici pubblici, di esclusiva titolarità del p.m. contabile e, per sua natura, indisponibile (Corte Conti, sez. I, 07 dicembre 2006, n. 251). D’altro canto, non si può sostenere che, allo stato, il danno erariale non sia più esistente o attuale: l’esborso delle ingenti somme c’è stato e l’inutilità della prestazione è ictu oculi evidente, mentre, invece, appare ancora incerto il procedimento di recupero delle somme. In ogni modo, l’eventuale recupero delle stesse, qualora determini la reintegrazione in tutto o in parte del danno pubblico qui azionato, potrà essere fatta valere dai convenuti in sede di esecuzione della presente sentenza.
responsabilità amministrativa in generale
L’omessa comunicazione della sopravvenuta perdita dei requisiti integra un occultamento doloso del danno [Sez. giur. Basilicata, sent. n. 20 del 21/03/14]
Va disattesa l’eccezione di prescrizione avanzata dalla difesa, contestando la tesi del P.M. che si verteva in ipotesi di doloso occultamento del danno. L’eccezione non merita accoglimento, in quanto l’omessa comunicazione da parte della convenuta, agli organi deputati all’erogazione del contributo, della circostanza che aveva cessato l’attività agricola, come risulta dalla richiesta di cancellazione all’INPS dalla sezione dei coltivatori diretti, perdendo quindi il requisito di piccolo imprenditore agricolo, necessario per continuare a fruire dei contributi, costituisce indubbiamente un’ipotesi di doloso occultamento del danno, che comporta lo spostamento della data di esordio della prescrizione quinquennale al momento della scoperta del danno stesso, ai sensi dell’art.1, comma 2, ultima parte, della l.n. 20/1994.
processo contabile
Se non è frutto di un controllo generalizzato è secondario il modo in cui il PR abbia appreso la notizia di danno [Sez. giur. Lazio, sent. n. 230 del 20/03/14]
L’istruttoria è da considerarsi avviata in modo legittimo allorché non sia figlia di un’attività di controllo generalizzato ma tragga la propria causa genetica in un fatto, in un comportamento, in un’azione portata a conoscenza dell’ufficio del Procuratore Regionale allorché abbia già sufficientemente delineati i propri caratteri di differenziazione rispetto ad altre notizie non altrettanto specifiche e, soprattutto, che abbia già emergenti e percepibili – ancorché solo a livello di ipotesi – possibili profili di danno alle pubbliche finanze. La oggettiva caratterizzazione della notizia relega, pertanto, ad un piano sicuramente secondario il modo o il mezzo con cui il Procuratore Regionale sia venuto a conoscenza dell’evento ritenuto dannoso, così da valutarsi come sostanzialmente indifferente la modalità di apprendimento in favore della più sostanziale centralità del contenuto della notitia damni nei suoi profili di prospettazione di una verosimile lesione materiale e di un apparente, idoneo elemento psicologico.
reati contro la pa
Il clamor dipende dalla intrinseca gravità della condotta e non si esaurisce in quello desumibile dagli organi di stampa [Sez. giur. Umbria, sent. n. 37 del 17/03/14]
Il danno all’immagine sfugge ad una precisa determinazione, di qui la giuridica necessità di determinare l’entità del risarcimento con esclusivo riferimento alla dimensione della perdita dell’immagine, quale individuabile in base ai criteri “oggettivi, soggettivi e sociali”, da tempo elaborati dalla giurisprudenza della Corte dei conti, piuttosto che con riferimento alle somme spese per tale ripristino, ovvero in base al solo “valore patrimoniale (della) utilità illecitamente percepita”, ex art. 1, comma 62, della l. n°190/2012, al quale ultimo può attribuirsi valore puramente orientativo, soprattutto quando il convenuto non ha percepito per sé – come nel caso – alcuna “utilità”, essendosi adoperato per favorire altri, mediante la sua condotta concussiva. Ciò premesso, quanto alla mancanza di diffusione giornalistica della vicenda e quindi di clamor, invece, deve dirsi che il clamor stesso dipende dalla intrinseca gravità ed offensività della condotta tenuta dal convenuto, piuttosto che dalla diffusione che della condotta medesima ne dà la stampa, la quale esprime semmai solo il grado di interesse e di controllo democratico da parte dell’opinione pubblica sulla vicenda. Da questo punto di vista, non è possibile escludere il clamor sia nella sua dimensione “interna”, propria all’ambiente dell’Amministrazione di appartenenza del convenuto, che nella sua dimensione “esterna”, tra i consociati, e segnatamente tra gli operatori di settore, interessati alle ispezioni del convenuto, oltre che negli ambienti giudiziari, dove è stato celebrato il processo penale. Del resto, il clamor non può dirsi neanche ancora del tutto esaurito, stante la “coda” processuale che la vicenda ha avuto innanzi a questa Corte (cfr., in termini, Sez. III^ Centr. App. n° 305/2010).
responsabilità amministrativa in generale
In caso di “mancata entrata” il danno è attuale solo se il credito diventa inesigibile [Sez. giur. Umbria, sent. n. 34 del 14/03/14]
Nei casi di “danno da mancata entrata”, infatti, ciò che attualizza il pregiudizio è la definitiva inesigibilità della prestazione, come solitamente avviene in ipotesi di prescrizione del relativo diritto, la quale segna in concreto la “deminutio patrimonii” che costituisce l’essenza del danno erariale. E ciò ben diversamente che per le fattispecie dannose da “spesa”, per le quali è la erogazione “sine causa” delle somme di danaro che attualizza il danno, ossia la “deminutio patrimonii”, nel quale esso si compendia, così da renderne giuridicamente necessario l’immediato accertamento e l’eventuale condanna al relativo risarcimento, senza neanche attendere l’esito degli eventuali recuperi intrapresi in sede amministrativa, da valutare semmai in sede di esecuzione della sentenza di condanna stessa.
contributi pubblici
Il rapporto di servizio sussiste anche in capo all’amministratore della società beneficiaria del contributo [Sez. giur. Puglia, sent. n. 259 del 12/03/14]
Il rapporto di servizio, con conseguente giurisdizione della Corte dei conti va riconosciuto non soltanto con riferimento all’ente percettore del contributo, ma altresì nei riguardi delle persone fisiche che, operando nell’ambito o per conto del percettore, abbiano avuto un coinvolgimento diretto nella vicenda alla base dell’indebita erogazione, a vario titolo, es. di socio, di amministratore, di dipendente, di soggetto terzo incaricato di attività prodromiche al conseguimento del contributo (S.U., sent. n. 5019/2010 cit.; C. conti Sez. giur. reg. Puglia 27.10.2011 n. 1202, Sez. Calabria 2.8.2010, n. 443, Sez. Abruzzo 20.4.2007 n. 430). Va quindi senz’altro riconosciuta la sussistenza di un rapporto di servizio, con conseguente giurisdizione della Corte dei conti, nei riguardi dell’impresa beneficiaria dei contributi pubblici nonché dell’altro convenuto che, nella veste di legale rappresentante e amministratore pro tempore della predetta società, ha concorso a porre in essere l’attività prodromica e strumentale all’erogazione del contributo (gestoria, amministrativa, documentale, certificativa, materiale) che, simulando la sussistenza delle condizioni previste per l’accesso al finanziamento, ha dato luogo al medesimo.


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Note a sentenza        archivio
Quantificazione del danno erariale e oneri riflessi
di Luigi D'Angelo
nota a Sezione giurisdizionale Veneto, sentenza n. 35 del 2014
Nuovi aspetti della problematica relativa alla liquidazione delle spese legali nei giudizi di responsabilità amministrativo-contabile
di Antonio Vetro
nota a Sezione giurisdizionale Toscana, sentenza n. 310 del 2013
Brevi note a margine della sentenza n. 208 del 2 dicembre 2013 della Sezione Giurisdizionale per la Regione Liguria
di Fernanda Fraioli
nota a Sezione giurisdizionale Liguria, sentenza n. 208 del 2013
“C’era una volta”... il danno erariale
di Luigi D'Angelo
nota a Iª Sezione giurisdizionale centrale d'appello, sentenza n. 580 del 2013
Condizioni e limiti del principio di continuità temporale nel procedimento di proroga delle indagini condotte dal p.m. contabile
di Robert Schülmers
nota a Iª Sezione giurisdizionale centrale d'appello, ordinanza n. 27 del 2013

 
sabato 23 agosto 2014
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