responsabilità amministrativa in generale
Anche l’illecito esercizio di funzioni pubbliche integra un danno da disservizio [Sez. giur. Toscana, sent. n. 65 del 14/04/14]
Il disservizio da illecito esercizio di pubbliche funzioni inerisce non solo alla non giustificata retribuzione, indennità o analoghi emolumenti percepiti dagli autori del danno stesso, ma a tutti i maggiori costi dovuti allo spreco di personale e di risorse economiche non utilizzate in base agli indicati canoni di legalità, efficienza e produttività. In altre parole esso consiste nell’effetto dannoso causato all’organizzazione ed allo svolgimento dell’attività amministrativa di una pubblica amministrazione – cui il dipendente pubblico era tenuto in ragione del proprio rapporto di servizio, di ufficio o di lavoro – con una minore produttività della stessa amministrazione pubblica, ravvisata sia nel mancato conseguimento della attesa legalità dell’azione e della attività pubblica, sia nella efficacia o inefficienza di tale azione ed attività pubblica
pubblico impiego e rapporto onorario
Assunzione di falso invalido: il danno va commisurato al costo annuo di mantenimento di un invalido parziale [Sez. giur. Campania, sent. n. 393 del 11/04/14]
L’assunzione di un falso invalido integra un illecito permanente foriero di danno erariale atteso che, da un lato, essa comporta l’erogazione di un trattamento stipendiale ad un soggetto non legittimato e, dall’altro, determina la permanenza a carico dell’erario (sistema assistenziale) di persone potenzialmente meritevoli (invalidi veri) dello stesso: nei descritti termini il nocumento contestato va commisurato al costo annuo di mantenimento assistenziale e previdenziale di un invalido parziale (con menomazione invalidante tra il 45% e il 74%) a partire dalla data di assunzione del falso invalido e fino alla data d’introduzione del giudizio di responsabilità.
spese illegittime o vietate dalla legge
I danni certi per l’erario non si compensano con presunti crediti verso l’ente danneggiato [Sez. giur. Friuli-Venezia-Giulia, sent. n. 31 del 10/04/14]
Il grave illecito perpetrato dal convenuto, nella sua qualità di consigliere regionale, destinando risorse pubbliche a finalità di carattere privato – nel caso di specie per riparazioni della propria autovettura privata, per i tagliandi di manutenzione e per il cambio dei pneumatici – è cosa ben diversa dall’asserito diritto al rimborso chilometrico relativo all’utilizzo dell’autovettura privata. Ed è di tutta evidenza che in sede processuale non può ammettersi una sorta di “compensazione” tra una voce di danno certa per l’erario e un presunto credito rimasto del tutto indimostrato, stante la mancata allegazione di riferimenti certi ai viaggi effettuati nell’interesse del gruppo consiliare, alle relative occasioni ed ai chilometri percorsi.
responsabilità amministrativa in generale
No alla prescrizione se l’onere informativo non assolto rientra tra gli obblighi di servizio [Sez. giur. Umbria, sent. n. 44 del 09/04/14]
In tutti i casi in cui la conoscenza da parte dell’amministrazione di fatti e circostanze eventualmente dannosi rientra nella struttura del rapporto di servizio come dovere di comunicazione, viene a cessare, ai fini del decorso della prescrizione, l’operatività dell’onere di conoscibilità in capo all’amministrazione stessa. Ne consegue che, in caso di inadempimento dell’obbligo informativo, la prescrizione dell’azione risarcitoria decorre dal giorno in cui l’amministrazione ha avuto contezza del danno da altre fonti [Fattispecie in cui un medico specializzando era stato convenuto in giudizio per aver contravvenuto al divieto di esercizio di attività libero professionale nel periodo di fruizione di una borsa di studio per la frequenza ai corsi di medicina generale].
responsabilità amministrativa per danno indiretto
La scelta di non appellare la condanna non è sindacabile se non irragionevole [Sez. giur. Toscana, sent. n. 51 del 04/04/14]
Non può ritenersi censurabile l’attività del Comune che non ha interposto impugnativa avverso la sentenza del giudice di primo grado, atteso che la mancata impugnazione della parte pubblica condannata costituisce scelta discrezionale non illogica e priva di determinazione di un’autonoma serie causale idonea a “spezzare” il nesso causale tra il comportamento del convenuto ed il danno causato. Infatti, il ricorso alla tutela giudiziaria da parte di un ente pubblico rientra nelle facoltà discrezionali dell’Amministrazione e, pertanto, di solito non può essere sindacato dal giudice contabile, salvo che per irragionevolezza quando sia evidente la temerarietà di un comportamento processuale [Fattispecie in cui un funzionario comunale veniva condannato per il danno indiretto cagionato all’ente di appartenenza per avere immotivatamente espresso un giudizio negativo al termine del periodo di prova di un impiegato che, peraltro, durante tale periodo non era stato neppure adibito alle mansioni per le quali era stato assunto].
processo contabile
L’istituto dell’abbandono non è applicabile in primo grado [Sez. giur. Campania, sent. n. 356 del 01/04/14]
E’ infondata l’eccezione secondo cui si sarebbe perfezionato il c.d. “abbandono” previsto dall’art. 75 R.D. n.1214/1934 per non avere parte attrice compiuto atti del procedimento per oltre un anno. Invero, la norma prevista dall’art. 75 R.D. n.1214/1934 (a mente dalla quale “Nei giudizi avanti la Corte dei conti, le istanze, i ricorsi e gli appelli si avranno per abbandonati, per la parte non ancora decisa, se per il corso di un anno non siasi presentata domanda di fissazione d'udienza o non siasi fatto alcun altro atto di procedura. L'abbandono non è applicabile ai giudizi ordinari di conto, la cui presentazione costituisce l'agente dell'amministrazione in giudizio; si applica bensì nei casi di opposizione o di revocazione relativi ai conti medesimi.”), si applica, per giurisprudenza consolidata, esclusivamente in grado di appello e non in prime cure, in coerenza con i principi di officiosità dell'azione della Procura Regionale e di indisponibilità del diritto azionato in giudizio.
responsabilità amministrativa in generale
Il dipendente infedele lede il nesso sinallagmatico e cagiona un disservizio [Sez. giur. Puglia, sent. n. 298 del 31/03/14]
La divulgazione di informazioni sensibili e riservate avvenuta con il preciso scopo di procurare a sè un ingiusto profitto – oltre ad integrare un illecito penale – dà luogo ad un disservizio insito nella violazione dei doveri d’ufficio, che svia la pubblica funzione dalle regole e dalle finalità in conformità delle quali dovrebbe essere esercitata, piegandola e strumentalizzandola agli interessi illeciti privati, dietro illecita ricompensa dell’incaricato di pubblico servizio. Di conseguenza, in tali ipotesi va affermato un danno da disservizio sotto il profilo della lesione del nesso sinallagmatico tra attività prestata dal dipendente infedele e remunerazione stipendiale dallo stesso ciò nonostante percepita, remunerazione che viene ad essere privata, di fatto, della sua causa, dal momento che va a retribuire un’attività che è stata svolta in difformità, e anzi in inconciliabile contrasto, rispetto ai canoni normativi e contrattuali in base ai quali avrebbe dovuto essere resa, che è stata asservita e piegata all’interesse privato illecito e così distolta dall’interesse pubblico che avrebbe dovuto perseguire e realizzare.
responsabilità amministrativa in generale
Senza la “rimostranza” l’ordine illegittimo del superiore non scrimina il pubblico dipendente che lo esegue [Sez. giur. d'appello per la Sicilia, sent. n. 117 del 27/03/14]
Non sussiste un obbligo incondizionato del pubblico dipendente di eseguire le disposizioni, ivi incluse quelle derivanti da atti di organizzazione, impartite dai superiori o dagli organi sovraordinati, posto che il dovere di obbedienza incontra un limite nella ragionevole obiezione circa l’illegittimità dell’ordine ricevuto. Invero, il c.d. “potere (rectius: dovere) di rimostranza” del pubblico impiegato, disciplinato dall’art. 17 del D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3, comporta per il dipendente l’obbligo di fare immediata e motivata contestazione a chi ha impartito l’ordine, e solo se l’ordine è ribadito per iscritto il dipendente non può esimersi dall’eseguirlo, a meno che l’esecuzione non configuri un’ipotesi di reato.
pubblico impiego e rapporto onorario
Il principio di onnicomprensività del trattamento retributivo vale anche per i dirigenti della Regione [IIIª Sez. giur. centrale d'appello, sent. n. 167 del 27/03/14]
L’art. 24, comma 3, d.lgs. n. 165/2001 era pienamente operante anche nei confronti dei dirigenti regionali, come confermato dall’art. 32 del CCNL del comparto regioni e autonomie locali per il quadriennio normativo 1998-2001. Invero, il principio di onnicomprensività del trattamento retributivo ha indubbia natura civilistica in quanto strettamente inerente il rapporto di lavoro, retto dalla disciplina generale di diritto privato. In quanto tale, rientrando nella materia dell’ordinamento civile, è sottratto alla legislazione anche concorrente delle Regioni e soggiace alla legislazione esclusiva statale, come si rileva dalla giurisprudenza costante della Corte costituzionale, che lo ancora all’esigenza, connessa al precetto costituzionale di eguaglianza, di garantire l’uniformità nel territorio nazionale delle regole fondamentali di diritto che disciplinano i rapporti fra privati e, come tali, si impongono anche alle Regioni, anche a statuto speciale [Fattispecie in cui è stata riconosciuta la responsabilità amministrativa di un dirigente regionale, nominato per conto della Regione Commissario straordinario di un consorzio, per il mancato riversamento degli emolumenti percepiti all’Ente di appartenenza].
giurisdizione contabile
Totale partecipazione pubblica e natura pubblica del servizio rendono erariale il danno [Sez. giur. Veneto, sent. n. 78 del 26/03/14]
Sussistendo i requisiti della totale partecipazione pubblica e della natura strumentale della società per azioni rispetto alle finalità dei Comuni aderenti, dell'interesse pubblicistico servizio reso, della provenienza pubblica delle risorse, sussiste la giurisdizione della Corte dei conti, in quanto la società assume la valenza di vero e proprio organo dei comuni partecipanti, attraverso il quale essi perseguono le loro finalità pubblicistiche, gestendo risorse pubbliche; onde la società per azioni assurge a soggetto avente fine sostanzialmente pubblico, a tutela del quale può esercitarsi l'azione di responsabilità della Procura della Corte dei conti ai sensi dell'art. 1, comma 4, della legge 20/1994.
responsabilità amministrativa per danno indiretto
Il giudice contabile può valutare autonomamente i fatti accertati nel processo civile [Sez. giur. Sicilia, sent. n. 461 del 26/03/14]
In caso di danno erariale indiretto quanto accertato dal giudice civile costituisce unicamente un mero presupposto di fatto dal quale il giudice contabile deve partire per elaborare le sue autonome valutazioni al fine di verificare la sussistenza del nesso di causalità, che eventualmente intercorre tra la condotta dei soggetti convenuti nel processo contabile ed il danno patrimoniale subito dall’Ente pubblico. Ne consegue che, non avendo la sentenza pronunciata nel procedimento civile per il risarcimento del danno, promosso dal danneggiato nei confronti della P.A., efficacia di giudicato nel giudizio di responsabilità amministrativa avanti alla Corte dei conti, il giudice contabile può liberamente trarre da quel diverso giudizio elementi, quali prove testimoniali, consulenze, ecc., utili a formare il proprio convincimento.
mala gestio di una pubblica amministrazione
Guai a ricapitalizzare una società decotta [IIIª Sez. giur. centrale d'appello, sent. n. 137 del 18/03/14]
Integra una scelta palesemente illogica, diseconomica e incongrua, con conseguente spreco di denaro pubblico in danno del Comune, quella con la quale una Giunta decide di procedere alla ricapitalizzazione di una società partecipata laddove sia altamente prevedibile che tale investimento, operato in un momento in cui il bilancio societario non può garantire la continuità aziendale, servirà solo a coprire le gravi perdite di quest’ultima senza tuttavia salvarla dallo scioglimento e liquidazione.
responsabilità amministrativa in generale
Il dolo erariale abbraccia anche la volontà dell’evento dannoso [Iª Sez. giur. centrale d'appello, sent. n. 401 del 13/03/14]
A fronte dell’orientamento giurisprudenziale cha ritiene applicabili, per valutare l’azione dei dipendenti pubblici come dolosa, i criteri elaborati dalla dottrina e dalla giurisprudenza civilistica in materia di dolo c.d. contrattuale o in adimplendo, affermando quindi che è sufficiente, perché ricorra il dolo nell’inadempimento di preesistenti doveri di comportamento nascenti dal rapporto con l’ente pubblico, che i dipendenti tengano scientemente un comportamento violativo di un obbligo di servizio e non è quindi necessaria la diretta e cosciente intenzione di agire ingiustamente a danno di altri, appare senz’altro preferibile l’opposto indirizzo che afferma invece come il dolo debba consistere anche nella volontà dell’evento dannoso, oltre che in quella della condotta antidoverosa. Ed invero, l’adozione del concetto di dolo contrattuale si porrebbe in contrasto con la più accreditata tesi sulla natura extracontrattuale della responsabilità amministrativa, oltre a collidere con la stessa regola secondo cui la predetta responsabilità amministrativa richiede un comportamento (almeno) gravemente colposo, poiché esso sarebbe difficilmente configurabile con riferimento alla violazione di preesistenti, specifici obblighi. Di conseguenza il dolo c.d. “erariale” va inteso come stato soggettivo caratterizzato dalla consapevolezza e volontà dell’azione o omissione contra legem, con specifico riguardo alla violazione delle norme giuridiche che regolano e disciplinano l’esercizio delle funzioni amministrative ed alle sue conseguenze dannose per le finanze pubbliche.
responsabilità amministrativa per danno indiretto
La prescrizione scatta anche se il pagamento è effettuato in base a sentenza provvisoriamente esecutiva [Iª Sez. giur. centrale d'appello, sent. n. 402 del 13/03/14]
La condotta contraria ai doveri di servizio assume carattere dannoso nel momento stesso che ne scaturisce una diminuzione patrimoniale, la quale, nel caso di danno indiretto, viene in essere nel momento in cui l’esposizione dell’ente pubblico a una lite giudiziaria si traduce in una perdita patrimoniale conseguente al pagamento risarcitorio. Di conseguenza, la possibilità che il danno già prodottosi possa venir meno per effetto di un esito diverso della lite civile in un successivo grado di giudizio non esclude che il pagamento eseguito sulla base del titolo giudiziario provvisorio assuma i caratteri del danno con la conseguente possibilità di azionare il rimedio della responsabilità indiretta.
reati in genere commessi da pubblici dipendenti
Il danno all’immagine c’è anche per reati diversi da quelli contro la p.a. [Iª Sez. giur. centrale d'appello, sent. n. 379 del 11/03/14]
Pur a fronte della sentenza della Corte costituzionale n. 355/2010, che ammette la risarcibilità del danno per lesione dell’immagine dell’amministrazione soltanto in presenza di un fatto che integri gli estremi di una particolare categoria di delitti, resta possibile per il Giudice contabile scegliere un’interpretazione dell’art. 17, comma 30 ter, diversa da quella fatta propria dalla Corte costituzionale nella citata sentenza. Di conseguenza, alla luce di una interpretazione logico-sistematica del secondo periodo del comma 30 ter, dell’art. 17 D.L. n. 78/2009, come convertito e successivamente modificato, e dell’art. 7 della legge n. 97/2001, si ritiene che se non è irragionevole selezionare le condotte illecite che possono compromettere l’immagine della P.A., sulla base della loro idoneità a ledere i canoni di buon andamento, dell’imparzialità e del prestigio dell’amministrazione di cui all’art. 97 della Costituzione e sul fatto che la P.A. sia soggetto passivo del reato, altrettanto, come nel caso in esame, non è irragionevole che tali beni giuridici, possano essere ugualmente lesi – oltre che dai reati previsti dal capo I, titolo II, libro II c.p. – anche da altre condotte illecite che complessivamente realizzino nel caso concreto un grave pregiudizio degli stessi interessi [Fattispecie in cui viene riconosciuta la sussistenza di un danno all’immagine a fronte della condanna di un amministratore per i reati di truffa e falso ideologico].
incarichi esterni
No ad incarichi generici, immotivati e non preceduti da un’adeguata istruttoria [Iª Sez. giur. centrale d'appello, sent. n. 389 del 11/03/14]
Risulta generico, indeterminato ed attinente a competenze che sarebbero state da svolgere a cura delle risorse interne all’ente l’incarico con il quale si intendeva “… realizzare un progetto per un ottimale funzionamento del sistema di comunicazione dell’ente capace di incorporare, in un quadro coordinato, tutti i canali informativi utilizzati dall’Azienda”. Sono ben noti, in proposito, i princìpi e criteri direttivi che la giurisprudenza della Corte dei conti ha da tempo, e in assoluta coerenza, fissato in tema di affidamento di incarichi; princìpi fatti propri dallo stesso legislatore (v. art. 7, comma 6 del D.Lgs. n. 165/2001 e succ. mod.) e che sono in grado di orientare utilmente l'interprete e l'operatore, pur nella varietà e complessità delle situazioni concrete: a) il conferimento dell'incarico deve essere legato a problemi che richiedono conoscenze ed esperienze eccedenti le normali competenze; b) l'incarico deve caratterizzarsi in quanto non implicante svolgimento di attività continuativa ma anzi la soluzione di specifiche problematiche già individuate al momento del conferimento dell'incarico del quale debbono costituire l'oggetto; c) l'incarico deve presentare le caratteristiche della specificità e della temporaneità; d) l'incarico non deve rappresentare uno strumento per ampliare fittiziamente compiti istituzionali e ruoli organici dell'ente; e) il compenso connesso all'incarico deve essere proporzionale all'attività svolta e non liquidato in maniera forfetaria; f) la delibera di conferimento deve essere adeguatamente motivata; g) l'incarico non deve essere generico od indeterminato; h) i criteri di conferimento non debbono essere generici; ne consegue l'illegittimità e la sussistenza di un danno erariale a fronte di un incarico assolutamente generico e non motivato a nulla valendo, in definitiva, che l’attività sia stata svolta con esito positivo.
processo contabile
Va affermato l’effetto devolutivo dell’appello anche avverso la sentenza che dichiara la prescrizione [Iª Sez. giur. centrale d'appello, sent. n. 314 del 27/02/14]
Successivamente all’intervenuta l’abrogazione del 2° comma dell’art. 105 del R.D. n. 1038 del 1933, la rimessione della causa al giudice di prime cure, ai sensi dell’art. 105, 1° comma, residua nelle sole ipotesi in cui la competente Sezione giurisdizionale si sia pronunciata esclusivamente su questioni di carattere pregiudiziale. Ciò premesso, si condivide l’orientamento secondo cui, nei casi di riforma di una pronuncia di prime cure dichiarativa della prescrizione – integrante una questione preliminare di merito – si esplichi in pieno l’effetto devolutivo proprio dell’appello, e pertanto il giudice di secondo grado debba conoscere dell’intero merito della causa. Tale orientamento risponde, fra l’altro, all’esigenza di accelerare i processi, impedendo che il giudice di appello si limiti al solo giudizio rescindente e salvando, tuttavia, il principio della doppia valutazione della controversia, essendo il principio del doppio grado di giurisdizione sfornito di inderogabile garanzia costituzionale nel nostro ordinamento [N.b.: la sentenza ricorda che il problema della riforma, in grado di appello, della pronunzia di prime cure che si sia limitata a dichiarare l’avvenuta prescrizione ha dato luogo a notevoli oscillazioni della giurisprudenza contabile, fra l’ipotesi che in questo caso sia necessario il rinvio al primo giudice e l’opposta affermazione della necessità di trattenere il giudizio per la decisione]
processo contabile
Nel giudizio contabile i termini per comparire possono essere inferiori a quelli di cui all’art. 163-bis c.c. [Iª Sez. giur. centrale d'appello, sent. n. 322 del 27/02/14]
Il regolamento di procedura dei giudizi innanzi alla Corte dei conti, approvato con il regio decreto numero 1038/1933, si discosta dal sistema del codice di rito, tanto che il termine che deve essere lasciato libero dalla data di notificazione dell'avviso di fissazione di udienza e la data dell'udienza non è espressamente regolato, per cui esso deve rispondere unicamente ai criteri di congruità e deve essere, comunque, coerente con il termine che il presidente, nello stesso decreto di fissazione di udienza, deve fissare per il deposito degli atti e dei documenti. Ne consegue che il Presidente della sezione giurisdizionale ben può stabilire una data per l'udienza di discussione della causa tale che il termine per comparire sia inferiore a quello stabilito dall’articolo 163-bis c.c., poiché tale interpretazione appare coerente con il profilo dell'indisponibilità del termine medesimo da parte del pubblico ministero procedente essendo, di pari, suffragata dall'articolo 17 del medesimo regolamento che attribuisce al presidente la facoltà, nell'adottare il decreto di fissazione di udienza, di abbreviare i termini prescritti anche d'ufficio.
reati contro la pa
Niente danno all’immagine se la notizia del fatto illecito non filtra all’esterno [Sez. giur. Marche, sent. n. 16 del 21/02/14]
Integrando il c.d. danno all’immagine un “danno-evento”, la cui sussistenza va rigorosamente provata da parte dell’attore, deve denegarsi che tale evento lesivo possa considerarsi integrato ex sé sulla base dell’accertamento del reato, cui sia conseguito l’ingiusto profitto per il pubblico dipendente, senza che la specifica conoscenza del fatto si sia conseguentemente ed aggiuntivamente riverberata nell’ambiente sociale negativamente, per lo stridente contrasto sussistente tra la riprovevolezza del comportamento e le garanzie d’imparzialità e di legalità che dovrebbero sempre contraddistinguere l’azione dell’Ente pubblico. Invero, la tutela risarcitoria della P.A. trova giustificazione nel discredito derivante dalla “percezione esterna” che i consociati abbiano avuto del divario determinatosi tra le regole “interne” dell’Amministrazione - necessariamente improntate al rispetto dei canoni di efficienza, efficacia, imparzialità e legalità dell’azione amministrativa - e le condotte illecite poste in essere dai pubblici dipendenti[Nello stesso senso cfr. Sezione giurisdizionale Veneto, sent. n. 25 del 2014; Sezione giurisdizionale d'appello per la Sicilia, sent. n. 22 del 2013; contra, invece, nel senso che il clamor esterno non è indispensabile per la configurazione del danno all’immagine, cfr. Sezione giurisdizionale Umbria, sent. n. 37 del 2014; Sezione giurisdizionale Piemonte, sent. n. 26 del 2014].
responsabilità amministrativa in generale
In caso di occultamento doloso del danno la prescrizione decorre dalla sua scoperta per tutti i concorrenti nell’illecito [IIª Sez. giur. centrale d'appello, sent. n. 60 del 17/02/14]
La natura oggettiva dei presupposti d’operatività della disciplina del termine d’esordio della prescrizione del danno erariale in caso di occultamento doloso del danno di cui all’art.1 comma 2 L.20/1994 e s.m.i. (ossia la scoperta del danno), ne impone l’applicazione a tutti i concorrenti nel fatto dannoso, indipendentemente dal titolo soggettivo che illumina la condotta che realizza il concorso o la cooperazione e, quindi, anche in caso – come quello in esame - di concorrenti a titolo disomogeneo (dolo/colpa grave).


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Note a sentenza        archivio
Quantificazione del danno erariale e oneri riflessi
di Luigi D'Angelo
nota a Sezione giurisdizionale Veneto, sentenza n. 35 del 2014
Nuovi aspetti della problematica relativa alla liquidazione delle spese legali nei giudizi di responsabilità amministrativo-contabile
di Antonio Vetro
nota a Sezione giurisdizionale Toscana, sentenza n. 310 del 2013
Brevi note a margine della sentenza n. 208 del 2 dicembre 2013 della Sezione Giurisdizionale per la Regione Liguria
di Fernanda Fraioli
nota a Sezione giurisdizionale Liguria, sentenza n. 208 del 2013
“C’era una volta”... il danno erariale
di Luigi D'Angelo
nota a Iª Sezione giurisdizionale centrale d'appello, sentenza n. 580 del 2013
Condizioni e limiti del principio di continuità temporale nel procedimento di proroga delle indagini condotte dal p.m. contabile
di Robert Schülmers
nota a Iª Sezione giurisdizionale centrale d'appello, ordinanza n. 27 del 2013

 
mercoledì 22 ottobre 2014
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